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Bcc, la nuova way-out accessibile per pochi

Prende forma il compromesso che consente di mettere al riparo la way-out, prevista nella riforma del credito cooperativo, dagli strali del mondo della cooperazione (ieri Confcooperative ha parlato di «riforma migliorata» rispetto al decreto approvato a febbraio), ma anche dall’opposione della minoranza del Pd. Il relatore del provvedimento, Giovanni Sanga, ha riformulato l’emendamento chiave e anche altri che sono stati votati nella serata di ieri. La devoluzione del patrimonio della Bcc «non si produce – si legge nell’emendamento – per le banche di credito cooperativo che entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto presentino istanza, anche congiuta, alla Banca d’Italia, di conferimento delle rispettive aziende bancarie ad una medesima Spa» purchè la banca istante o una delle banche istanti «possiedano alla data del 31 dicembre 2015 un patrimonio netto di 200 milioni, come risultante dal bilancio, su cui il revisore contabile ha espresso un giudizio senza rilievi». L’affrancamento delle riserve avviene pagando «un’imposta pari al 20% del patrimonio netto al 31 dicembre 2015». A seguito del conferimento «la banca di credito cooperativo conferente, che mantiene le riserve indivisibili, modifica il proprio oggetto sociale per escludere l’attività bancaria e si obbliga a mantenere le clausole mutualistiche, nonchè ad assicurare ai soci servizi funzionali al mantenimento del rapporto con la Spa conferitaria, di formazione e informazione sui temi del risparmio e di promozione di programmi di assistenza».
Con la minoranza del Pd «c’è stata una discussione franca e utile che mi ha consentito di riformulare al meglio gli emendamenti che stavo presentando. Mi pare che siamo a un buon punto di condivisione», spiega Sanga commentando l’accesso dibattito che c’è stato nei giorni scorsi in commissioni Finanze e che ha portato ieri a chiudere il cerchio sui correttivi alla riforma delle Bcc. «Importante da questo punto di vista è il passaggio che impone alla coop conferente di mantenere le clausole mutualistiche». Più in generale, spiega Sanga, «mi pare che alla fine sia stato raggiunto un buon risultato con una regolazione della way-out che non intacca le riserve indivisibili, prevedendo un rapporto fruttuoso tra la cooperativa conferente e la Spa, la quale nell’esercizio dell’attività bancaria produrrà utili che dovrà trasferire al socio-cooperativa rafforzando, quindi, l’attività di quest’ultima. Cruciale è la data del 31 dicembre 2015 per fotografare la consistenza del patrimonio netto. Penso che sia molto importante anche l’istituzione del fondo temporaneo a sostegno delle attività del credito cooperativo che, in attesa della costituzione del nuovo gruppo, può intervenire come strumento mutualistico assicurativo per consolidare il sistema delle Bcc». E ancora, il termine dei 60 giorni per chi vuole avvalersi della way-out «implica che l’affrancamento delle riserve senza devoluzione del patrimonio deve essere evento eccezionale, che non può essere improvvisato ma che può essere utilizzato solo da soggetti già strutturati per poterlo fare. È prevista, inoltre, la vigilanza di Banca d’Italia su questo passaggio».
Tra i vari emendamenti, ce ne è uno che che riporta in capo a Banca d’Italia (quando il decreto lo affidava al ministero dell’Economia) il compito di definire i requisiti minimi organizzativi della capogruppo e il contenuto minimo del contratto di coesione. Lo stesso emendamento affida invece al Mef la facoltà di prevedere con decreto «una soglia minima di partecipazione nella capogruppo» inferiore al 51% fissato dal decreto come controllo da parte delle Bcc. E questo per consentire di poter scendere nel capitale nel caso sia necessario reperire risorse sul mercato. «Una clausola di salvaguardia per garantire la stabilità del sistema era necessaria», chiosa Sanga. Alle dichiarazione del senatore Pd Massimo Mucchetti, secondo il quale la way-out costituisce una norma “ad bancam”, riferendosi alle banche toscane interessate a usarla, Sanga replica: «Mi risulta che ci siano banche in Lombardia e anche in altre regioni che stanno valutando questo eventuale percorso».
La commissione Finanze ha concluso ieri le votazione sugli emendamenti alla riforma delle Bcc. Oggi si passa alle garanzie pubbliche per le cartolarizzazioni e alle misure fiscale per agevolare la cessione di immobili nelle aste. Sono attesi emendamenti del governo in materia.

Laura Serafini

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