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Bcc, cresce la fronda sulla riforma Il governo apre alle modifiche

ROMA

La riforma del credito cooperativo sbarca alla Camera, per la conversione del disegno di legge, anticipata da polemiche e malumori. Oggi si terrà un ufficio di presidenza della commissione Finanze per calendarizzare i lavori. Ma una fronda trasversale ha già nel mirino il meccanismo di cosidetta way out : la norma che consente alle banche di credito cooperativo con più di 200 milioni di capitale di trasformarsi in spa, sottraendosi così all’obbligo di aderire alla holding unica bancaria.
Ad alimentare forti resistenze è il passaggio che disciplina l’onere di devolvere ai fondi mutualistici le riserve indisponibili, cioè le risorse accumulate in esenzione di imposte. Le banche che non intendono aderire alla nascitura holding, a fronte di un capitale di 200 milioni, potranno infatti in due casi evitare l’obbligo di rinunciare alle riserve. Basta che si trasformino in società per azioni oppure, seconda possibilità, che assumano la veste di una sorta di fondazione trasferendo in capo a una spa l’attività bancaria. «Un meccanismo di gemmazione che snatura la formula cooperativa, perché al termine della trasformazione in spa comporta radicali modifiche su un patrimonio per sua natura indisponibile e indivisibile», spiega Luigi Marino, senatore di Area Popolare, ed ex presidente di Confcooperative. La riforma prevede che in caso sia di «trasformazione» sia di «scissione da cui risulti una banca costituita in spa» le riserve saranno «affrancate corrispondendo all’erario un’imposta del 20%».
Un meccanismo, insomma, di uscita a pagamento dal modello mutualistico che agli occhi del mondo cooperativo rappresenta un insidioso precedente. «Dal settore del credito, per esempio, si potrebbe passare alle cooperative di consumo e così via», dice Marino. Confcooperative si è attivata per sollecitare una modifica del decreto. Stessa lunghezza d’onda per Federcasse, che punta a sminare la norma sulla way out e chiede di rivederla. Per ragioni diverse a protestare è pure il fronte della cooperazione Altoatesina, che lamenta il mancato recepimento della norma che avrebbe dovuto sancire le particolarità del sistema delle casse rurali e delle bcc in Alto Adige.
Un fronte eterogeneo, dunque, in cerca di sponde nell’opposizione e nelle frange del Pd che potrebbero essere sensibili ai richiami del mondo cooperativo. Dal governo il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, spiega che sul nodo della way out «discuteremo meglio. Su nessun aspetto di questo decreto così complesso il governo può arrogarsi la possibilità di dire che non toccheremo niente».

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