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Bcc: il contratto ha un valore

Se c’è una necessità nel settore bancario, per il neo presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba, è rimettersi al tavolo con i sindacati per fare il contratto delle Bcc. «Il contratto collettivo nazionale di lavoro delle Bcc ha oggi più che mai un senso e un valore», spiega dell’Erba che alla fine di gennaio ha raccolto il testimone da Alessandro Azzi. In questa storica fase di passaggio ai gruppi bancari cooperativi, «le nostre banche manterranno infatti la forma cooperativa a mutualità prevalente e i fondamenti che caratterizzano da sempre il contratto dei 36mila lavoratori delle Bcc sono quanto mai attuali proprio per accompagnare verso un nuovo e originalissimo assetto il Credito cooperativo e accentuare quei connotati di differenza che caratterizzeranno anche in futuro il modello di business della mutualità bancaria».
Quindi serve mantenere l’identità mutualistica, identità che con la riforma verrà ulteriormente rafforzata. «E proprio in ragione di questo rafforzamento c’è bisogno di un contratto che ci differenzi», osserva dell’Erba. Al momento noi conosciamo tre modelli di fare banca: le spa, le bcc e le popolari. Il gruppo bancario cooperativo «consentirà il consolidamento del patrimonio e la solidità delle bcc», continua il presidente di Federcasse.
Quanto basta per aggiungere che se in passato la riforma in corso nel settore ha impedito di avere un quadro certo, drenato energie e impedito che il negoziato per il rinnovo del contratto collettivo nazionale potesse entrare nel merito, adesso invece che la riforma è ormai stata attuata «il tempo di vederci con il sindacato è arrivato. In questi mesi ci sono state occasioni per incontrarci, ma il dialogo è andato avanti soprattutto per risolvere situazioni territoriali», spiega dell’Erba. Adesso invece le parti potranno tornare attorno a un tavolo, con la consapevolezza che «si aspira a un contratto autonomo. L’autonomia contrattuale diventa ancora più importante oggi che si afferma questo soggetto che è il gruppo bancario cooperativo».
In Federcasse c’è «la totale disponibilità, anzi la ferma volontà ad attualizzare i contenuti del nostro contratto collettivo nazionale di lavoro in modo da tenere conto dei nuovi contesti normativo e di supervisione, di mercato e tecnologico per accrescere la competitività e il posizionamento delle Bcc in tutti i territori del nostro Paese e potenziare ulteriormente la propria capacità di servizio a imprese e famiglie in un’ottica sempre più necessaria di finanza per lo sviluppo». I dati forniti da Federcasse sugli impieghi delle Bcc parlano chiaro: rappresentano il 22,4% del totale dei crediti alle imprese artigiane, il 18,4% all’agricoltura, il 18,6% all’alloggio e ristorazione, il 13,5% al non profit. Questi numeri, per dell’Erba, «confermano la rilevanza e la necessità strategica di poter contare su un contratto di lavoro che coinvolga e tuteli ulteriormente i lavoratori in coerenza con la natura e le finalità delle Bcc».

Cristina Casadei

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