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Bcc, Conte avvia la controriforma: «Troppi vincoli frenano il credito»

«La riforma del 2016 era nata per rafforzare le banche di credito cooperativo dal punto di vista patrimoniale e aumentarne la resilienza, però, dobbiamo prenderne atto, rischia di portare a un’eccessiva omologazione regolamentare del modello bancario, con vincoli pensati per le banche cosiddette “sistemiche” che rischiano concretamente, adesso ne siamo consapevoli, di frenare l’erogazione di liquidità sul territorio». Giuseppe Conte ha scelto l’assemblea nazionale di Confcooperative, uno degli appuntamenti più significativi del mondo italiano della cooperazione, per annunciare l’intenzione di riaprire il cantiere della riforma voluta quattro anni fa dal Governo Renzi.

Il premier non si è spinto oltre, ma ha assicurato l’impegno dell’Esecutivo «a lavorare insieme, mettere a punto le criticità e lavorare anche in sede europea, perché possano essere superate». Un passaggio particolarmente gradito dalla platea. «Noi chiediamo che la normativa bancaria europea e la vigilanza per le Bcc siano semplificate e riconoscano queste banche come less significant, in modo da valorizzarne il ruolo di banche “piccole e non complesse”», ha invocato dal palco il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini rieletto per acclamazione. Perché invece l’obbligo di costituire gruppi ha fatto scivolare la galassia degli istituti dentro al plotone dei significant, con tutti gli oneri organizzativi, informativi e patrimoniali che ne derivano in base alla vigilanza Bce.

Conte ha confermato la sofferenza del settore, testimoniata da diversi delegati nel corso dell’assemblea: «Non ci lasciano indifferenti le numerose segnalazioni arrivate anche qui sulle difficoltà di assolvere al meglio la funzione di banche del territorio: il mondo bancario cooperativo sta evidentemente soffrendo e i segnali sono molto evidenti».

Nelle parole del premier Federcasse, la federazione che raccoglie le 254 banche di credito cooperativo italiane, ha intravisto un concreto spiraglio per cambiare passo. Subito è arrivato il ringraziamento del presidente Augusto Dell’Erba «per l’impegno a sviluppare a livello governativo una riflessione adeguata sulla necessità di rimuovere quei vincoli che oggi non consentono alle banche cooperatuve e mutualistiche di svolgere a pieno la loro funzione primaria di sostegno alle famiglie e alle imprese». «Il peso degli oneri è insostenibile», spiega il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti. «Sono sproporzionati per istituti che hanno pressoché tutti meno di 5 miliardi di attivo. Creano un’alterazione del mercato».

Per Federcasse la strada europea resta quella preferibile. «Nel frattempo – aggiunge il Dg – si potrà avviare una riflessione, come ha detto il presidente Conte, per verificare la praticabilità di una soluzione italiana che consenta alle Bcc di essere classificate per quello che sono, ovvero “banche piccole e non complesse”, come recita la nuova normativa europea del 2019, e uscire dal recinto inappropriato del significant, che è diventato estremamente penalizzante». Qualche novità nel quadro italiano è già sopravvenuta. Le 39 Casse Raiffeisen dell’Alto Adige hanno potuto scegliere tra la costituzione di un gruppo oppure di un Ips (Institutional Protection Scheme) e sono adesso in attesa dell’autorizzazione di Bankitalia. Chissà se anche per le altre Bcc non sia ipotizzabile un allentamento delle maglie nella stessa direzione. Per ora a Palazzo Chigi non si sbilanciano. Ma il dossier torna sul tavolo.

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