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Bcc, Banca d’Italia auspica vertici «forti» per le capogruppo

È iniziato il confronto tra la Banca d’Italia e le candidate capogruppo del credito cooperativo sulla governance di cui dovranno dotarsi i nuovi gruppi. L’occasione è la disamina dei documenti che le due banche hanno inviato all’istituto di via Nazionale per avere l’autorizzazione a operare. Tra questi, oltre al patto di coesione, al sistema di garanzie incrociate e a una bozza del piano industriale, c’è lo statuto.
Il documento che fissa la caratteristiche principali del funzionamento delle capogruppo replica in parte quanto già previsto dallo statuto delle banche di secondo livello, Iccrea e Cassa centrale banca, che daranno vita ai nuovi gruppi. In particolare riproduce l’assetto attuale dell’assetto di comando, prevedendo la figura di un presidente del cda e quella di un direttore generale che opera nell’ambito delle deleghe conferite da un comitato esecutivo espresso dal board. Questa governance, non sembra rispecchiare, però, quanto sollecitato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione dell’assemblea dell’Abi lo scorso luglio. «Occorre rafforzare le strutture organizzative e i meccanismi decisionali, dotarsi di una dirigenza con competenze e professionalità elevate, predisporre una rigorosa pianificazione dei passi che porteranno all’integrazione dei sistemi informativi», aveva detto il governatore.
Rafforzare i meccanismi decisionali, dotarsi di competenze e professionalità elevate sono le parole chiave. La Banca d’Italia è intervenuta nei giorni scorsi sulle due candidate capogruppo chiedendo il motivo per il quale non è stata prevista la figura di un amministratore delegato, ruolo che più si presterebbe a una conduzione forte. Le banche avrebbero già rappresentato le loro motivazioni e bisognerà capire quale sarà la posizione finale della vigilanza.
La quale sicuramente insisterà molto su questo aspetto: vuole figure con un’esperienza bancaria consolidata anche a livello internazionale e la capacità di interagire con la Banca centrale europea. Per questo preferisce qualche innesto di manager esterni al sistema cooperativo. Al punto che all’interno del mondo del credito cooperativo cominciano a circolare i nomi di due tra i potenziali candidati ad avere la leadership delle due capogruppo: Fabrizio Viola, già ad del Monte de’ Paschi dal 2012 al 2016, poi numero uno delle due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, finite in liquidazione coatta e cedute a IntesaSanpaolo.
E Roberto Nicastro, già direttore generale di Unicredit e poi presidente delle goodbank dei quattro istituti Carichieti, Banca Marche, Banca Etruria e Cariferrara ceduti a Ubi. Il timore del sistema è che l’arrivo di un manager esterno, pur con un profilo di alto livello, non conoscendo le dinamiche del credito cooperativo finisca per snaturarlo.
La Banca d’Italia sta inoltre spingendo tutte le Bcc ad accelerare la pulizia dei bilanci, con particolare attenzione allo smaltimento dei crediti deteriorati, in modo da scaricare accantonamenti prudenziali e oneri sull’esercizio 2017, l’ultimo che verrà approvato prima della costituzione dei due gruppi. Con l’inizio del prossimo anno è previsto il comprehensive assessment, l’esercizio con il quale la Banca centrale europea verificherà lo stato di salute dei due gruppi cooperativi: l’esame è articolato nell’Aqr, asset quality review, e negli stress test. La Banca d’Italia punta a spostare quell’appuntamento a valle delle assemblee di approvazione dei bilanci 2017 previste per la prossima primavera, in modo tale da partire con una struttura patrimoniale più solida.
Ma gli sforzi del sistema non finiscono qui. A settembre la Banca centrale europea è intervenuta sulle capogruppo per definire una nuova mission, che non può più essere quella della banca di secondo livello che eroga servizi alle Bcc, senza massimizzare i profitti pur garantendo un utile. La capogruppo dovrà essere in grado di generare redditività e utili crescenti, in linea anche con l’obiettivo – previsto dalla riforma del credito cooperativo – di consentire l’apertura del capitale a investitori esterni nel caso in cui fosse necessario reperire risorse finanziarie sul mercato.
Questa redditività potrebbe arrivare probabilmente con le efficienze legate alla centralizzazione di tutta un serie di servizi che la capogruppo farà per le Bcc: ad esempio, la gestione dei crediti, in particolare quelli deteriorati, oppure dalle commissioni sui servizi come il risparmio gestito, la monetica, le società prodotto. D’altro canto le singole Bcc potrebbero beneficiare, ad esempio, da attività come la gestione centralizzata della liquidità che verrebbe remunerata.

Laura Serafini

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