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Bcc, arriva la capogruppo unica

Si stringe il cerchio attorno all’autoriforma delle banche di credito cooperativo che potrebbe arrivare già domani sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il condizionale è d’obbligo, ma il governo punta a chiudere una prima ricognizione attorno a questo tassello e agli altri due provvedimenti attesi dal sistema bancario: il taglio dei tempi per il recupero dei crediti e la riduzione, da 5 anni a 1, della deducibilità fiscale dei crediti deteriorati. Ieri, da New York, dove è volato per incontrare alcuni tra i principali investitori americani, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha spiegato le prossime mosse dell’esecutivo in una intervista a Class Cnbc. «Oggi è molto più difficile creare una bad bank del tipo spagnolo, anzi sarebbe impossibile, in totale contrasto con gli aiuti di stato», ha spiegato il titolare di Via XX?Settembre. «L’Italia – ha ammesso – si è mossa un po’ più tardi, cerchiamo di fare il possibile nei limiti della legislazione europea». Nell’immediato, ha aggiunto Padoan, « stiamo lavorando su due fronti: uno interno che riguarda un’accelerazione delle procedure concorsuali, in sostanza sui crediti in sofferenza, in modo da semplificare e rendere più efficienti le procedure. Poi ci sono altre misure e stiamo valutando con la Commissione europea per un intervento pubblico, più o meno indiretto nel pieno del rispetto della discipliba degli aiuti di Stato». 
Nello specifico, il Tesoro, in stretta sinergia con il ministero della Giustizia, starebbe lavorando a un accorciamento di almeno due anni nel recupero dei crediti problematici. In Italia, attualmente, una procedura fallimentare dura 7 anni e 3 anni l’escussione di una garanzia immobiliare con tempi molto dilazionati rispetto agli altri paesi dell’Unione europea, come ha ricordato di recente, in un’audizione al Senato, anche il dg di UniCredit, Roberto Nicastro. L’obiettivo, quindi, sarebbe quello di imprimere una netta sforbiciata per migliorare la gestione delle sofferenze bancarie. A questo, poi, potrebbe essere affiancata anche la modifica del trattamento fiscale degli accantonamenti sui crediti deteriorati, per superare l’anomalia italiana e allineare la tempistica della deducibilità delle perdite a quella degli altri paesi Ue, portandola da cinque anni a un anno con un meccanismo che eviti aggravi per le casse pubbliche.
Queste due misure potrebbero finire in un unico provvedimento che incorporerebbe anche l’attesa autoriforma delle banche di credito cooperativo. Una scelta definitiva non è stata ancora fatta, ma l’obiettivo del governo è arrivare già domani a una prima ricognizione sul nuovo “decreto banche”. Il fatto che si tratti di «un’autoriforma è molto importante – ha spiegato Padoan – perché il sistema bancario ha deciso che alla luce del nuovo ambiente internazionale anche queste piccole banche, che sono un elemento vitale all’interno del sistema italiano, vanno rafforzate». Secondo le ultime ipotesi che circolano in queste ore, il settore dovrebbe essere riformato ponendo a capo dei 376 istituti di credito cooperativo una sola spa, probabilmente l’attuale Iccrea, che fornirebbe servizi e potrebbe reperire capitali sui mercati. Un’unica capogruppo avrebbe il vantaggio di consentire al settore di poter reperire provvista sui mercati, possibilità attualmente preclusa, e fungerebbe anche da vigilante sul panorama degli istituti. Questa strada permetterebbe così alle Bcc di superare le difficoltà più volte segnalate dalla Banca d’Italia che ha documentato in diverse occasioni i segnali di debolezza patrimoniale e di peggioramento della qualità del credito di questo segmento del mondo bancario.
Tra i punti qualificanti della proposta di riforma, a cui sta lavorando Federcasse, ci sarebbe poi la previsione di ancorare l’intensità delle funzioni di pianificazione strategica a un approccio risk based (quanto più gli indicatori di rischio della singola Bcc saranno bassi, tanto più ampia sarà l’autonomia imprenditoriale della stessa) e l’individuazione di modalità appropriate per irrobustire ulteriormente le dotazioni patrimoniali del sistema (il Tier 1 medio delle Bcc a livello nazionale è comunque oggi del 16,1 per cento).
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