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Bbc, il trasloco apre le dighe

Belgio, Germania e Olanda nuovo triangolo dell’informazione europea? Così parrebbe se anche la Bbc dopo Discovery in partenza per i Paesi Bassi parrebbe intenzionata a trasferire la sua sede in Europa, si parla di Bruxelles o addirittura di Dublino. Mentre il gruppo Turner Broadcasting system e la Nbc Universal hanno già optato per la Germania.Tutta colpa della Brexit che sposta interessi e diritti delle emittenti di base a Londra che trasmettono nel Vecchio continente. Per la British brodcasting corporation, in particolare, rimanere in suolo non-Ue vorrebbe dire perdere la chance di trasmettere i canali dal Regno di sua Maestà, così l’istituzione britannica sta scegliendo dove traslocare. «La Bbc aprirà un ufficio importante nell’Unione europea», hanno detto fonti governative del Belgio la settimana passata, «e Bruxelles è nella shortlist assieme ad altre città come Amsterdam».

Il tema caldo è approdato anche sulla neve del World Economic Forum di Davos dove si sono incontrati il primo ministro belga Charles Michel e il direttore generale della televisione pubblica inglese Tony Hall. Toni conviviali per pensare a soluzioni per i canali internazionali come Bbc World, Bbc Entertainment, Bbc e Bbc Earth First. Ma un problema simile riguarda anche quelli nazionali come BBC1 e BBC2 trasmessi da operatori via cavo in Irlanda, Paesi Bassi e Belgio. Per questo, un’altra opzione al vaglio della Bbc sarebbe anche l’Irlanda e l’Olanda.

Il tempo, comunque, stringe. In caso di hard Brexit, ovvero un’uscita senza un accordo il 29 marzo, o anche se un accordo venisse ratificato al termine del periodo di transizione alla fine del 2020, la Bbc perderà la possibilità di trasmettere in chiave paneuropea, perché secondo le regole attuali solo il titolare di una licenza in uno dei paesi membri può diffondere anche negli altri 27. Il problema è simile a quello degli operatori della City che necessitano di un passaporto finanziario e il rebus oltre la Bbc tocca altri 500 canali internazionali che hanno scelto il Regno Unito come base operativa: è il caso di Discovery, Disney, Mtv, Cnn e National Geographic.

Al contrario delle banche, i gruppi dell’audiovisivo si sono persuasi di attendere il progredire dei negoziati sulla Brexit, e tra un chiaro di luna e la bocciatura degli accordi al Parlamento ora si affrettano a rimediare un piano B. Davanti al rischio di un «no deal», ecco partita la caccia alla destinazioni più comode per continuare a operare come europei. Belgio, Paesi, Bassi Olanda ma anche l’Estonia si sono messe in luce per offrire le piattaforme più adatte. Dublino lo scorso autunno ha annunciato di aver accordato la sua prima licenza, senza svelare però a chi.

Turner Broadcasting System (Cnn, Cartoon Network, Wb tv, Tnt, Tcm in Francia) e Nbc Universal (Universal tv, E!, Golf Channel, Euronews, DreamWorks channel) hanno fatto appello alla Germania. Viacom (Mtv, Paramount Channel, Bet, Nickelodeo) all’Olanda, mentre 21st Century Fox (National Geographic, Fox) sarebbe a posto in quanto già titolare di licenze in Spagna. L’inglese Sky, per contro, già presente sul mercato italiano, tedesco e francese ha domandato di procedere a registrare le licenze in ogni paese pena la perdita dei suoi bouquet Oltremanica.

Per chi si appresta a cambiare Paese ottenere una licenza vuol dire stabilirvi una presenza significativa.

Le redazioni e la produzione possono ben restare di base a Londra ma occorrerà aprire sedi internazionali e avviare team incaricati della programmazione. Il che vorrà dire nuovi investimenti.

La questione dei diritti audiovisivi è parte integrante dei negoziati della Brexit. E la premier Theresa May è ancora fiduciosa che siano oggetto di un accordo di libero scambio.

Francesca Sottilaro

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