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Il bazooka delle banche vale 54 miliardi

Le munizioni sono pronte e sono state messe a terra da giorni. Il «bazooka» delle banche a sostegno di imprese, liberi professionisti e privati nell’emergenza Covid-19 vale più di 50 miliardi di euro. È una stima per difetto, misurata sulla base dei soli plafond dichiarati. Questa dotazione è destinata a crescere, considerando la varietà delle misure, spesso non vincolate a tetti. Senza dimenticare che la massa di denaro che si appresta a entrare in circolazione lieviterà quando sarà fatta chiarezza nel quadro delle garanzie del Decreto liquidità: Intesa Sanpaolo, per esempio, ha messo a terra 15 miliardi, ma ha già annunciato che il nuovo credito, anche a seguito delle misure del Governo, dovrebbe salire a 50 miliardi. Dopo il grido d’allarme di industrie o cittadini colpiti dal lockdown, gli istituti si sono mossi, con una varietà di azioni di cui si può avere una visione di insieme, anche se in sintesi, dalla tabella a fianco (i dettagli su www.ilsole24ore.com). Sulla carta la somma dei plafond chiamati a sostenere la liquidità dichiarati a oggi dalle banche è di 54 miliardi. Accanto a queste linee ci sono però misure come le moratorie sui mutui, il sostegno ai lavoratori in cig, l’estensione delle coperture assicurative e finanziamenti non legati a liquidità ma comunque rilevanti, anche se non quantificabili puntualmente.

La questione del rating

La necessità di dare risposte veloci alla fame di liquidità porta con sè però alcune questioni fondamentali soprattutto nei casi in cui l’iniziativa dell’istituto si intrecci con la garanzia statale. Il primo nodo riguarda i criteri con cui sarà valutato il rischio delle imprese. La garanzia servirà ad allargare la platea di chi potrà beneficiare del credito: «Stiamo continuando a sostenere le aziende in difficoltà anche con strumenti ad hoc – spiega ad esempio BancoBpm -, il livello di rating non è l’unico parametro e la dotazione pubblica va proprio nella direzione di sostenere liquidità e capacità operativa delle aziende in questa fase». Da Intesa si fa sapere che «la garanzia serve a mitigare il rischio delle imprese più fragili e compensa un peggioramento del merito di credito». Diversa, però, precisa, la situazione di chi è «in condizioni di non strutturale e preesistente debolezza».

I tempi e l’istruttoria

Altro capitolo oggetto di interrogativi da parte delle imprese, che denunciano ancora oggi difficoltà nell’avvio delle istruttorie, sono le tempistiche. Le misure delle banche hanno caratteristiche molteplici e coprono un ampio spettro, ma l’obiettivo è ridurre il più possibile i tempi di risposta. Ma alcuni passaggi sono incomprimibili: «Le operazioni più semplici – spiegano da Intesa – saranno esaudite in breve tempo, ma dipenderà anche dalla numerosità delle richieste. È importante precisare che si tratta comunque di finanziamenti e non di erogazioni a fondo perduto da parte dello Stato». UniCredit fa sapere che per le moratorie i tempi sono brevi e «alla data di venerdì scorso erano già state attivate 100mila richieste, di cui l’85% provenienti da imprese».

La trincea delle filiali

Il terzo interrogativo riguarda l’operatività, visto che il carico di lavoro extra dovrà essere gestito in una situazione organizzativa di emergenza, o comunque nuova, con il rischio di rallentamenti lungo la pipeline. «Siamo organizzati per consentire al cliente di perfezionare a distanza anche queste operazioni, più complesse rispetto all’ordinario – spiegano da Intesa -. Già oggi 9 milioni di clienti utilizzano l’app, con la possibilità di impostare operazioni per firmare contratti ». Interazione a distanza anche per Ubi. UniCredit ha costituito una task force insieme all’area commerciale e alle filiali ancora chiuse per processare le richieste che «possono essere fatte al telefono e tramite remote banking».

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