Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il nuovo bazooka della Bce “A dicembre interverremo”

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore peste del secolo. Il tempo, in effetti, «è volato», ha ammesso ieri Christine Lagarde. Questi dodici mesi dal suo insediamento sono stati «quite a ride», un’avventura notevole. E la prossima è già annunciata. Alla riunione di dicembre, le politiche monetarie saranno «espanse, estese» e la pandemia sarà affrontata con una «rimodulazione» dell’intero armamentario della Bce.
Prevedibilmente, con un aumento degli acquisti di titoli del “Pepp”, con un’estensione della liquidità garantita alle banche, e, chissà, con un ritocco dei tassi. La Bce è in trincea. E Lagarde è stata molto chiara ieri sul perché. Novembre sarà un mese «molto negativo» e la seconda ondata rischia di trascinare di nuovo l’economia europea in cantina. Perciò Lagarde si è spesa ieri in una mezza dozzina di appelli per sbloccare il Recovery Fund dal pantano del Parlamento Ue e dal fuoco incrociato di frugali e Visegrad.
Un anno fa, il primo novembre del 2019, l’ex direttrice del Fmi traslocava a Francoforte per una sfida considerevole. Ereditare il testimone dell’uomo che aveva salvato l’euro e aveva chiuso il suo mandato in un profluvio di superlativi: Mario Draghi. Ma prima ancora di trasferirsi nel grattacielo azzurro di Sachsenhausen le piovvero addosso critiche per il solo fatto di essere una giurista. Trascurabile, per quei commentatori, che lo fosse anche il suo omologo più importante, Jerome Powell, numero uno della Fed.
Ma tant’è. Superato lo scoglio della laurea sbagliata, Lagarde si mise al lavoro, nei soporiferi mesi pre-pandemia, per mettere a frutto uno dei suoi talenti più noti: la diplomazia. Si fece fotografare tra i francofortesi e spesso con il governatore della Bundesbank. Jens Weidmann. Convinta di poter uscire dalla soverchiante ombra di Mario Draghi tentando di chiudere, intanto, una delle sue rare ferite aperte. E questa, sì, fu forse un’ingenuità. La Germania è dura ad abbandonare la sua bolla ordoliberale, e la Bundesbank è la torretta di guardia che allontana i nemici che vorrebbero farla scoppiare. Tuttavia le sue manovre di avvicinamento con Weidmann tornarono utili in una crisi successiva.
Nei primi tempi del suo mandato, Lagarde agì in dichiarata continuità con Draghi, considerò le ultime mosse dell’italiano una sorta di pilota automatico. Finché l’Europa, a marzo, non fu travolta dalla peste del secolo. E lì, Lagarde commise un errore, sbagliò una frase. Il suo «non siamo qui per chiudere gli spread», quando il coronavirus stava già spazzando il continente, fu il fallo in area che scatenò la furia dei mercati.
Pochi giorni dopo, il 18 marzo, in teleconferenza notturna con il board, la presidente mise da parte ogni scrupolo su eventuali malumori dei falchi. La Bce sfoderò un nuovo bazooka, il programma anti-pandemia Pepp. La Bce riuscì a far totalmente dimenticare da allora che l’Europa sta accumulando una montagna di debito pubblico. La luna di miele con i mercati fu ristabilita. A maggio un secondo colpo scoppiò come una gran ata: la Corte costituzionale tedesca sentenziò che la Bce ledeva il suo mandato e le chiese di giustificarsi o di escludere la Bundesbank dai programmi di acquisti. Lagarde e Weidmann lavorarono fianco a fianco per una soluzione che non compromettesse l’operato della Bce. Il fatto che già nessuno si ricordi più di Karlsruhe, è un indubbio successo della presidente francese. Di recente, è stata la Fed a lanciare l’ultimo guanto di sfida. Dichiarando secondario l’obiettivo dell’inflazione, rispetto all’occupazione, e innescando una strisciante guerra delle valute. La pandemia aveva costretto la Bce a rinviare la discussione sui propri obiettivi, prevista dalla primavera. Ma ora che la Fed ha avviato la sua rivoluzione, la Bce ha capito che non può più rimandarla. Al netto della pandemia, sarà un anno cruciale, per il futuro della banca centrale. E per Christine Lagarde.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’Europa è pronta a smembrare i colossi del Web che non rispetteranno le nuove regole sul digital...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessuna autorizzazione preventiva, o per meglio dire nessuna esenzione in bianco per salire oltre il...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Invenzioni, brevetti, e altre opere dell’ingegno sono sempre più un pilastro dell’economia mode...

Oggi sulla stampa