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«Bazooka» della Bce con sei nodi

Il «bazooka» della Bce per sferrare l’attacco al credit crunch ora c’è e comincerà a entrare in azione in due tempi, a settembre e a dicembre. Nel frattempo, però, restano da sciogliere sei nodi tecnici che dovranno stabilire le regole del suo funzionamento.
I lavori fervono a Francoforte, dopo l’annuncio del presidente Mario Draghi lo scorso 5 giugno di due operazioni mirate di rifinanziamento di lungo termine per le banche dell’Eurozona, chiamate in gergo «TLtro». La dote iniziale complessiva sarà di 400 miliardi, con la possibilità per gli istituti italiani di attingere a risorse stimate tra 60 e 75 miliardi. A rendere l’offerta allettante sarà il tasso agevolato, pari allo 0,25%, dato dalla somma tra il costo del denaro (appena sceso allo 0,15%) e un differenziale fisso di 10 punti base. Per le maggiori banche italiane significa pagare circa 70 punti base in meno, con benefici ancora più considerevoli per gli istituti più piccoli.
Non è la prima volta che l’Eurotower decide di percorrere questa strada. Lo ha fatto nel dicembre 2011 con un’iniezione di liquidità di 489 miliardi e nel 29 febbraio 2012 con un’operazione da 529,5 miliardi. In questa occasione, però, la Bce ha fissato paletti precisi: le risorse dovranno essere esclusivamente finalizzate al credito per le imprese. Così le banche non potranno più utilizzare la liquidità assegnata per altre finalità come l’acquisto di titoli di Stato come invece è avvenuto nel corso delle due operazioni precedenti. Una mossa accolta con favore da Confindustria nell’«Agenda per il credito per la crescita del Paese», dove viene definita una delle azioni per rivitalizzare il mercato bancario.
L’abbozzo del progetto è stato tracciato, ma – come annunciato da Draghi – nelle prossime settimane dovranno essere comunicati i dettagli tecnici e il calendario delle maxi-aste.
Il primo nodo da sciogliere riguarda il perimetro dei beneficiari per far confluire le risorse verso le imprese più colpite dal credit crunch. Occorrerà trovare il punto di equilibrio tra l’esigenza di ampliare la platea e tutelare le banche dal rischio. Le nuove misure intervengono infatti sul costo di finanziamento e non su quello del rischio di credito.
Un altro tassello del puzzle riguarda i dettagli per specificare in quale modalità le banche dovranno “traslare” i vantaggi del costo di finanziamento. Un aspetto chiave è poi legato alla comunicazione dei prestiti erogati e al tempo stesso assumeranno una particolare rilevanza i controlli per assicurare che i finanziamenti vengano effettivamente canalizzati verso le imprese. Resta anche da chiarire il benchmark da utilizzare in caso di incremento dei prestiti per le successive operazioni del 2015 e 2016 a cadenza trimestrale. Le regole annunciate prevedono infine la restituzione degli importi – nel settembre 2016 – da parte delle banche che non hanno rispettato i vincoli. Ora la Bce dovrà stabilire quali saranno le sanzioni in caso di mancata restituzione. Per Nicolas Veron, senior fellow del think tank Bruegel, le maxi-operazioni «sono un passo nella giusta direzione e la sfida più ardua sarà quella dei controlli. Si tratta però di una terapia d’urto, mentre la vera soluzione arriverà con l’analisi della qualità dei bilanci degli istituti di credito prevista dall’Unione bancaria».
Secondo Fabio Fois, Southern European economist di Barclays, «per assicurare la buona riuscita un po’ di moral suasion sarà probabilmente necessaria, almeno nei primi mesi: nel breve periodo mi aspetto un aumento marginale dei prestiti accompagnato da una diminuzione dei costi di finanziamento».
Il cantiere è aperto a Francoforte, ma anche a Roma. Qui i tecnici della Banca d’Italia sono al lavoro per presentare entro fine giugno quattro misure per favorire l’accesso al credito delle imprese e ampliare la capacità degli istituti di stanziare prestiti a garanzia del finanziamento presso l’Eurosistema. Munizioni aggiuntive per potenziare il «bazooka» europeo.

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