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Bazoli: “Nessun ruolo su Unintesa”

MILANO — Dopo tante smentite arriva quella di Giuseppe Bazoli: «Tengo a precisare che non ho avuto alcun ruolo nell’ideazione del progetto di integrazione tra Intesa Sanpaolo e Unicredit, ammesso esista, e non ho mai assegnato incarichi, neanche informali, volti a definirlo. Non ne ho discusso con presidenti di fondazioni né con rappresentanti di azionisti, tantomeno con consulenti». Il presidente di Ca’ de Sass aggiunge: «Le due banche, pur diversamente presidiate da azionisti stabili, sono solide, ben patrimonializzate e in grado di affrontare le sfide del mercato creditizio in Italia e all’estero ». Bazoli sembra voler mettere la parola fine alle voci di stampa recenti. Ma certi interrogativi sulla catena del potere del primo gruppo nazionale – che si specchia con la filiera che da Piazza Cordusio porta a Mediobanca e a Generali – tra addetti ai lavori restano, date anche le mosse “ufficiali” registrate finora.
Intanto i presidenti di Intesa Sanpaolo e dei grandi soci – fondazioni Cariplo, Cariparo, Carisbo non intendono farsi da parte, né essere accostati alla campagna elettorale primaverile, che avrà tra i pochi leitmotiv l’antipolitica e la “rottamazione” dei veterani. Proprio Bazoli, un mese fa, ha chiesto ai suoi maggiori azionisti di anticipare le nomine del nuovo consiglio di sorveglianza in agenda a fine aprile, e sta imprimendo alla struttura l’accelerazione per convocare a febbraio l’assemblea che lo confermi a capo della sorveglianza. Si rischia l’anomalia di far firmare il bilancio 2012 a due consigli – sorveglianza e gestione – insediati da poche settimane, ma per Bazoli è più importante che la banca si presenti «nella pienezza delle funzioni in caso il sistema politico non sia in grado di dare risposte solide e convincenti, e ci siano ondate speculative sul debito». Di cui Ca’ de Sass è tra i primi compratori. Un Bazoli in sella dunque, che starebbe perfino cercando il modo di tornare alla presidenza di Mittel, finanziaria bresciana con vista sul patto Rcs che ha dovuto lasciare in ossequio alle misure del governo contro i doppi incarichi in finanza. Giuseppe Guzzetti, suo azionista e sodale, ha spedito le lettere di invito a comporre le nuove terne in Cariplo il 31 ottobre, come prevede lo statuto (sei mesi prima della scadenza dell’aprile 2013). Entro dicembre andranno consegnati i tris di nomi espressi dagli enti territoriali, che formeranno 20 dei 40 nuovi membri della Commissione beneficenza. Per pochi giorni, è stato “scansato” il decreto governativo di accorpamento delle province, che ridurrebbe da 12 a 7 quelle lombarde, sciogliendo le vecchie a gennaio e portando al voto i cittadini (sempre in aprile, in
caso di election day). E anche se il consenso bipartisan dell’avvocato di Turate resta molto ampio, si rischiava di creare qualche pasticcio nell’iter di nomina. Guzzetti, classe ’34, andrà al rinnovo per sei anni, ma sembra abbia in mente una possibile “staffetta” per lasciare al 2016 la presidenza a Mariella Enoc, sua vice in fondazione (e presidente di Confindustria Piemonte), che ultimamente si muove forza crescente e gestisce le erogazioni ai servizi alla persona, tra le grandi voci di spesa di Cariplo. Il principale ostacolo sarà far digerire ai lombardi il fatto che Enoc è di Novara.
Anche l’ente Carisbo (socio al 2% di Intesa Sanpaolo) rinnova i vertici a primavera; il presidente Fabio Roversi Monaco, per i due mandati pieni e la dubbia compatibilità con il ruolo nel cda Mediobanca, dovrebbe farsi da parte. Forse entrerà Gian Guido Sacchi Morsiani, per vent’anni presidente della Cassa felsinea. A Padova, invece, scade solo il presidente di fondazione Cariparo. Ma Antonio Finotti, 84 anni, ed ex guida del polo veneto confluito in Intesa, è rieleggibile.

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