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Bazoli: «La lezione di Mattioli, un istituto per aiutare la crescita civile del Paese»

«Sono molti i significati della Banca Commerciale di Mattioli, tutti di grande interesse e attualità. Dovendo sceglierne uno: capire che occuparsi di una grande banca com’era la Comit e come oggi è Intesa Sanpaolo, vuol dire necessariamente sentirsi responsabili anche della crescita civile del Paese. Mattioli è stato definito un banchiere umanista. Anche all’estero era considerato una figura esemplare».
Così ieri Giovanni Bazoli ha concluso il suo intervento alla presentazione del volume «Carte di Raffaele Mattioli (1946-1972)», curato da Francesca Pino e Francesca Gaido, che hanno lavorato su quanto custodito nell’archivio di Intesa Sanpaolo. Si tratta della seconda parte, che si aggiunge a quella già pubblicata nel 2009 per gli anni 1925-1945, dell’inventario delle corrispondenze personali di banca di Mattioli, amministratore delegato di Comit dal 1933 al ‘60 quindi presidente fino al 1972. Carte che comprendono 4 mila fascicoli alfabetici di carteggi intestati a banchieri, imprenditori, autorità, personale interno, scrittori, artisti, studiosi. A questo materiale si affiancano poi le agende degli appuntamenti di Mattioli: per ogni giornata sono annotati appuntamenti, nomi, orari e durata dei colloqui.
Crescita civile, cioè «il fare l’Italia, rompere la testa degli italiani», sottolinea Bazoli riprendendo parole dello stesso Mattioli, «metafora per indicare l’apertura alla cultura e alla partecipazione», responsabilità di chi fa parte della classe dirigente. Così come, aggiunge Bazoli sempre riportando Mattioli, lo è «agire affinché l’avvenimento desiderato accada», che significa « scrollarsi di dosso il fatalismo» da parte di chi ha ruoli di responsabilità. Infine il presidente di Intesa Sanpaolo riprende, sempre con il banchiere umanista, un tema che gli è caro: la crescita civile si persegue anche sconfiggendo «nella società il dualismo tra governati e governanti, e nelle imprese fra amministratori e amministrati».
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, lo storico e giornalista Sandro Gerbi e Daniela Felisini, docente di Storia economica a Roma, hanno poi esaminato alcuni capitoli particolarmente significativi che emergono dalle corrispondenze. Così Gerbi ha sottolineato come Mattioli, scrivendo nel capodanno 1962 a Bruno Visentini, che è stato vicepresidente dell’Iri dal 1950 al ‘72, sostiene l’economia mista. Così: «Quasi senza rendersene conto l’Iri, consolidando e allagando il campo dell’economia controllato stabilmente dalla mano pubblica, ha protetto l’esistenza e assicurata la sopravvivenza dell’economia privata». Certo, aggiunge Daniela Felisini, non senza sottrarsi a scontri come quando ha fatto pressione per una ricapitalizzazione della Comit ipotizzando la costituzione di una holding per le banche pubbliche fuori dall’Iri.

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