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Bazoli apre ai fondi esteri nel board

Il (maggior) peso degli investitori esteri al vertice di Intesa Sanpaolo sarà uno dei temi che verranno affrontati nel cantiere della governance che si aprirà a novembre, subito dopo i risultati del comprehensive assessment e i conti del terzo trimestre. Lo ha confermato ieri il presidente del CdS, Giovanni Bazoli: «Certamente vedrei bene» la presenza di investitori esteri nei meccanismi di governance della banca, ha risposto a Verona dove ha partecipato al Forum Eurasiatico.
Poi «andranno definiti i modi», ha aggiunto Bazoli, che già in passato aveva formulato aperture sul tema; gli investitori esteri «chiedono di avere una rappresentanza» e nell’ambito del processo di revisione della governance della banca qualcosa potrebbe essere definito anche su questo punto che rappresenta «un corollario» a un procedimento più ampio. Un procedimento che partirà da un presupposto che ha ricordato l’ad Carlo Messina non più di qualche giorno fa: negli ultimi tempi, con un’accelerazione negli ultimi 12 mesi, il peso degli istituzionali esteri è cresciuto dentro all’azionariato di Ca’ de Sass (tanto è vero che all’ultima assemblea erano in maggioranza), dunque nell’ambito della revisione delle statuto che partirà nelle prossime settimane andrà considerato se dare loro maggior rappresentanza rispetto a una situazione attuale che vede la lista di minoranza presentata da Assogestioni esprimere appena due consiglieri all’interno di una Sorveglianza che ne conta 19. Sulla carta, c’è la possibilità di rivedere i criteri per l’elezione del consiglio – destinato probabilmente a ridursi – ma anche quella di presentare liste congiunte fondi-Fondazioni; tuttavia, andrà sondato anche l’interesse degli investitori istituzionali (un compito che verosimilmente spetterà al ceo): non è scontato, infatti, che i fondi scelgano un profilo più attiva rispetto al presente.
Dopo aver ricevuta la settima scorsa l’autorizzazione della Banca d’Italia alle prime modifiche allo statuto decise a luglio dal CdS, Intesa avvierà il cantiere “vero” della governance – in cui dovrà decidere se mantenere il duale o passare al monistico – all’indomani degli stress test, in una fase di grande cambiamento per il settore del credito: «Abbiamo motivi per ritenerci positivi sull’esito del comprehensive assessment», ha detto al riguardo Bazoli. Secondo il quale «è probabile che ci possano essere situazioni meno favorevoli in conseguenza di cui le aggregazioni sono una delle cose possibili».
Segnali di fiducia sugli esami di Francoforte, per lo meno rispetto a Intesa Sanpaolo, sono arrivati anche da Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo: «Come azionista, se l’amministratore delegato Messina è tranquillo lo sono anch’io, domenica sarà molto buona per noi». Piuttosto, per Cariplo – così come per le altre Fondazioni – le preoccupazioni sono legate all’aumento del prelievo fiscale sui dividendi (compresi quelli bancari) inserito dal Governo nella bozza della legge di stabilità. Una novità che, tuttavia, non inciderà sulle scelte di Intesa in fatto di cedole: «Le richieste di payout non esistono, sono i cda e i consigli che decidono i dividendi», ha assicurato ieri Messina. «Noi abbiamo un impegno nei confronti del mercato di un dividendo da un miliardo», ha ribadito il ceo.

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