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Bayer conquista Monsanto

Bayer raccoglie a fine estate quanto aveva iniziato a seminare a primavera per far nascere un nuovo colosso dell’agribusiness: mesi di trattative e rilanci si sono concluse con l’acquisizione della statunitense Monsanto da parte del colosso chimico e farmaceutico tedesco. L’azienda di Leverkusen pagherà in contanti 57 miliardi di dollari, 128 dollari per azione che rappresentano un premio del 44% sulle quotazioni della preda al momento del lancio dell’originale offerta. Il valore complessivo del deal compresa l’assunzione di debito sale a 66 miliardi, imponendosi di diritto in testa alla classifica delle conquiste all’estero da parte di protagonisti della Corporate Germany finora capitanata dai 40 miliardi di Daimler-Chrysler.
I 128 dollari per azione pattuiti, finanziati da Bayer con l’emissione di azioni e obbligazioni, sono stati un ultimo, leggero e decisivo rilancio rispetto ai 127,50 messi sul piatto la settimana scorsa. Ma la saga delle trattative tra i due gruppi si trascinava ormai da mesi: rispetto alla iniziale proposta di fusione avanzata in maggio a 122 dollari per azione, il valore finale e’ lievitato di circa il 5 per cento.
Da allora, ad aumentare la pressione per portare a buon fine la combinazione, hanno marciato altri consolidamenti multimiliardari nel settore chimico, farmaceutico e dell’agribusiness. Il merger di Dow Chemical e DuPont, scattato l’anno scorso, è all’esame dalla UE e nelle ultime settimane ChemChina ha visto la conquista della svizzera Syngenta, che vanta vasti asset americani, compiere passi avanti tra le autorità di Washington. Solo dei giorni scorsi, inoltre, e l’unione delle canadesi Potash e Agrium per tenere a battesimo un leader nei fertilizzanti.
Per il chief executive di Bayer, Werner Baumann in carica solo da quest’anno, si tratta di una ambiziosa scommessa su frontiere di crescita e diversificazione, fuori dalla farmaceutica tradizionale sulla quale si era invece concentrato il suo predecessore (rilevando tra l’altro i farmaci generici di Merck nel 2014 per oltre 14 miliardi). Le attività agrichimiche di scienza dei raccolti, a transazione completata, rappresenteranno la meta’ delle entrate complessive del nuovo gruppo – vicine ai 60 miliardi di euro – rispetto al piu’ modesto 30% del 2015. Bayer portera’ in dote 10,37 miliardi di euro (su 46,3 totali) mentre Monsanto contribuira’ al segmento tutti i suoi 15 miliardi di dollari. Per l’azienda americana, guidata del chief executive Hugh Grant, l’obiettivo del terger e’ rafforzarsi al cospetto della concorrenza internazionale in un mercato sotto pressione e caratterizzato da declini delle commodities.
«Bayer e Monsanto creano un leader globale nell’agricoltura» ha fatto sapere l’azienda tedesca. Un nuovo gruppo capace di “soluzioni integrate” e di essere “motore di innovazione” per raccolti di prossima generazione, forte di un budget pro forma in ricerca e sviluppo di 2,5 miliardi di euro l’anno su interrogativi che spaziano dalla protezione dei raccolti all’agricoltura digitale, e con una presenza importante sul mercato americano. E’ un “grande passo avanti” che “garantisce valore a soci, dipendenti, consumatori e alla societa’ nel suo insieme”, ha aggiunto Baumann. “La combinazione con Bayer e’ la migliore e piu’ sicura valorizzazione degli asset”, ha piu’ sinteticamente indicato Grant a nome dei vertici della societa’ di St. Louis.
Bayer ha previsto risparmi da sinergie per 1,5 miliardi al terzo anno dal completamento del merger, previsto entro la fine del 2017. Riconoscendo i rischi di fallimento dell’operazione, cioe’ in particolare di bocciature antitrust, ha tuttavia anche messo nero su bianco una penale di due miliardi di dollari a favore di Monsanto. Eventuali dismissioni richieste dalle authority potrebbero inoltre avvantaggiare un altro gruppo tedesco rimasto in disparte nella riorganizzazione del settore, la Basf. E alcuni analisti hanno stimato soltanto nel 50% le chance di un’approvazione, nonostante sondaggi tra gli investitori le diano al 70 per cento. Sono infine possibili obiezioni di soci della Bayer, davanti ad un prezzo pari ad un multiplo di 16,1 volte gli utili “core” del prossimo anno di Monsanto contro il 15,5 di ChemChina per Syngenta.
Bayer e Monsanto rispondono con la rivendicazione di attivita’ relativamente complementari, la prima piu’ nei pesticidi, la seconda nelle sementi, dove ha la leadership globale. Polemiche, però, esistono su diserbanti di entrambe le aziende a base di glifosfato e sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, di Monsanto. Assieme vanteranno inoltre una quota del 36% del mercato statunitense nel mais alle spalle di Dow Chemical-DuPont, cui aggiungere il 34% negli erbicidi a livello globale davanti a ChemChina-Syngenta e il 23% negli insetticidi a pari merito con il gigante sino-svizzero.

Marco Valsania

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