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Battere la crisi? È questione di stile

Per battere la crisi occorre anzitutto un arsenale tecnico e strategico di prim’ordine, ma nel caso del risparmio il successo, oltre che dipendere dalle capacità strategiche e tattiche, può diventare una questione di stile. Senza esagerare con le semplificazioni, è però vero che in mercati da lungo tempo alterati e incerti decidere quale tecnica e quale approccio di investimento utilizzare influisce, talora in misura sostanziale, sui risultati che si ottengono.
La scelta dell’asset, dell’area geografica o del settore possono infatti non bastare, specialmente perché ormai è chiaro che con la sua mancanza di precedenti storici la crisi ha messo in discussione capacità previsive e molte delle certezze su cui facevano affidamento anche gli esperti più smaliziati.
Inoltre niente è stabile e definitivo, neppure organizzazione del portafoglio e stile di investimento. Anche le ricette migliori hanno bisogno di essere calibrate ed eventualmente aggiornate considerando l’evoluzione dei mercati. In questo periodo gestori e intermediari propongono diverse tecniche di approccio sia per le azioni sia per il comparto obbligazionario.
Una delle divisioni tradizionali nel mondo dell’equity è quella tra chi preferisce puntare sulle azioni growth e chi invece considera più interessanti le azioni value. Le prime sono caratterizzate da un elevato potenziale di crescita e da un rapporto prezzo/utili solitamente superiore a quello medio di mercato. I titoli value hanno invece un profilo di crescita stabile o ciclico spesso non correttamente valutato dal mercato e di solito offrono un rendimento da dividendi sopra la media.
Ebbene, dopo cinque anni molto duri per gli investitori con stile value e una netta prevalenza delle azioni growth di qualità, la situazione potrebbe presto cambiare. Ne sono convinti i gestori di Ing Im, che hanno cominciato a sostenere l’opportunità di investire in dividendi. «La dispersione tra azioni care ed economiche in Europa è di nuovo in una fase vicina ai massimi storici – spiega Carl Ghielen, senior client portfolio manager di Ing Im -. In genere, questo è il momento in cui lo stile value inizia di nuovo a sovraperformare e il miglioramento delle notizie economiche stimolerà ulteriormente questo slancio».
Il focus è concentrato in particolare sui listini europei, che per molteplici ragioni sono ancora lontani dai massimi raggiunti nel 2007. «Nell’ambito delle nostre strategie high dividend – conclude Ghielen – l’obiettivo è selezionare aziende con un dividend yield elevato e sostenibile, con un approccio bottom-up».
L’indicazione in favore del Vecchio continente arriva anche da alcuni parametri tecnici di valutazione. Lo Stoxx Europe 600 è scambiato con uno sconto del 10% rispetto all’S&P 500 e quest’anno, secondo Ing Im, gli utili aziendali sono destinati a crescere allo stesso ritmo in Europa e negli Stati Uniti. I settori che, sempre secondo l’analisi di Ing Im, rappresentano il terreno di caccia ideale sono il finanziario, le telecomunicazioni e l’energia.
Scelte coerenti con questa impostazione si incontrano anche quando ci si trasferisce sul versante obbligazionario. In questo caso il comparto nel mirino è quello delle obbligazioni high yield (ad alto rendimento e a rischiosità più pronunciata), cioè la famiglia di bond il cui andamento, oltre che ai tassi, risulta direttamente correlato a quello dei titoli azionari globali. «La correlazione tra rendimenti del credito e rendimenti azionari globali – concludono infatti a Ing Im – è stata tendenzialmente positiva negli ultimi dieci anni e il segmento high yield presenta la correlazione più elevata».
C’è una vistosa conferma del momento felice vissuto dal mercato high yield: il grande numero di nuove emissioni realizzate in Europa nei primi mesi del 2013. «Secondo i dati di Morgan Stanley – interviene James Tomlins, gestore del fondo M&G european high yield bond – dall’inizio dell’anno sono stati emessi titoli per 25,2 miliardi di euro, un volume molto superiore a quello dell’anno scorso».
Le aziende approfittano delle condizioni favorevoli di mercato per rifinanziarsi. Ma non è tutto oro quello che luccica e M&G avanza due suggerimenti: prendersi una pausa di riflessione e operare con prudenza e oculato discernimento. È necessario farlo per tre motivi: negli ultimi tempi è aumentata l’offerta di bond subordinati, strumenti che espongono a rischi di ribasso simili a quelli delle azioni; inoltre le condizioni di mercato propizie hanno facilitato il ritorno degli emittenti a rischio più elevato; infine in questo momento il premio al rischio è piuttosto compresso e quindi poco remunerativo.

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