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Battaglia ad Atene per il salvataggio

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Se questi non sono gli ultimi appelli dell’Europa, poco ci manca. Herman van Rompuy, presidente stabile dell’Unione Europea e politico di lungo corso, non è personaggio facile agli accenti drammatici. Ma ecco che ora scandisce davanti all’Europarlamento: «Le prossime ore saranno decisive e cruciali per il popolo greco, e per l’Eurozona, e per la stabilità dell’economia mondiale» . Anche Olli Rehn, commissario Ue agli affari economici e monetari, rifugge in genere dai toni vibranti. Ma adesso, anche lui, annuncia: «Questa settimana sono in gioco il futuro della Grecia e la stabilità finanziaria in Europa» . Mezza Unione guarda ad Atene, dove il Parlamento sarà chiamato a votare da stasera sul piano di austerità anti-bancarotta, preparato dal primo ministro George Papandreou con l’accordo (qualcuno dice «sotto dettatura» ) della Ue, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea. Ma quello stesso Parlamento è stato avvolto per lunghe ore, ieri, dal fumo dei gas lacrimogeni e delle bottiglie molotov, mentre lo sciopero generale di 48 ore— il più lungo nella storia dei sindacati greci — rischiava e rischia di deragliare definitivamente nella violenza. Il piano di austerità deve passare entro sabato. Perché domenica ci sarà l’Eurogruppo straordinario, la riunione dei ministri finanziari della zona Euro, da cui dovrà uscire il via libera alla quinta tranche del prestito internazionale Ue-Fmi. Il polso dell’emergenza, in questi ultimi giorni, lo dà anche l’accelerazione nel ricambio ai vertice dell’Fmi: ieri sera, dopo i sì degli Usa e dal Brasile, è arrivata infatti di ora in ora la nomina di Christine Lagarde, attuale ministro francese delle Finanze. Senza il sì del Parlamento greco, e dunque la garanzia dei tagli alla spesa pubblica e delle privatizzazioni, niente prestito ad Atene. E se così andrà, nonostante tutte le smentite ufficiali (ultima quella di Rehn), a Bruxelles molte voci continuano a ripetere che Ue e Fmi avrebbero già pronto un «piano B» per scongiurare l’eventualità più temuta, quella di un default o insolvenza della Grecia, che coinvolgerebbe quasi certamente banche e istituzioni di altri Paesi. «Tutto deve essere preparato per il peggio» , ha avvertito il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Anche Jean-Claude Trichet, il presidente della Bce, insiste nel dire che il sì del Parlamento greco al piano Papandreou sarebbe «molto, molto importante» . Ma poi lancia un duro monito: «Consideriamo della massima importanza che la democrazia greca prenda le opportune decisioni. È loro responsabilità riparare o regolare l’economia del Paese» . C’è pure un sostegno che arriva da lontano, anche se è difficile dire quanto sia desiderato: il premier cinese Wen Jiabao ha assicurato che la Cina è pronta ad aiutare l’Eurozona acquistando, se necessario, titoli di stato di alcuni Paesi: anche se, ha aggiunto subito, «abbiamo fiducia nell’economia europea e nell’euro, siamo ottimisti» . Intanto, da Parigi, Nicolas Sarkozy annuncia la sua attesa proposta concordata con le banche per il coinvolgimento dei privati nel salvataggio della Grecia: gli investitori privati dovrebbero reinvestire il 70%del rimborso di Atene. Di questa porzione, il 50%verrebbe reinvestito in titoli a 30 anni, e il 20%in un fondo di alta qualità composto di emissioni zero-coupon del fondo europeo salva-Stati, il quale a sua volta trasferirebbe i fondi raccolti dalle banche ad Atene. Gli istituti avrebbero poi interessi in più, indicizzati alla crescita della Grecia dei prossimi anni. Se non siamo all’Eurobond, poco ci manca. 

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