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Basta un’udienza per la parcella

All’avvocato domiciliatario è sufficiente partecipare a un’udienza della causa per ottenere il compenso per la fase di studio: si presuppone, infatti, che prima di presentarsi in aula il legale si prepari sui fatti controversi per rispondere alla controparte e al giudice. E non basta l’importo omnicomprensivo indicato nella lettera d’incarico a esaurirne le spettanze se non risulta il consenso del domiciliatario. Insomma: l’avvocato che gli ha affidato il mandato è condannato a pagare anche le spese di lite nonostante abbia avanzato al collega un’offerta banco iudicis, dunque compiuta davanti all’autorità adita. Cos’ l’ordinanza 23456/21, pubblicata il 26 agosto dalla seconda sezione civile della Cassazione.

Pendenza e prevenzione. Con ricorso ex articolo 702 bis Cpc un’avvocata chiede al tribunale di Bologna che il collega sia condannato a pagare 1.850 euro per prestazioni di domiciliazione svolte in un procedimento civile nel capoluogo emiliano. Il domiciliante rilancia: chiede al giudice di pace di Taranto l’accertamento negativo della somma pretesa dalla collega. E ciò sia per la causa di Bologna sia per altre due davanti al gdp di Imola. In subordine chiede di limitare la condanna a 900 euro, somma offerta banco iudicis. Poi si costituisce davanti all’ufficio giudiziario felsineo. Ma viene condannato a pagare oltre 1.100 euro. Ora la decisione diventa definitiva. Non giova invocare il principio di prevenzione deducendo che l’accertamento negativo chiesto al gdp Taranto avrebbe impedito al tribunale bolognese di pronunciarsi: conta il deposito del ricorso per decreto ingiuntivo e non la data di notifica dell’atto e del provvedimento monitorio per stabilire il momento in cui è iniziata la pendenza del giudizio.

Preparazione necessaria. È lo stesso domiciliante ad ammettere che la collega ha presenziato almeno a un’udienza: il che fa scattare il compenso per la fase di studio della causa perché si ritiene che l’avvocato si legga le carte per rispondere a deduzioni o eccezioni di controparte oppure a richieste di chiarimenti del giudice. Piena la soccombenza del domiciliante nonostante la somma prospettata banco iudicis fosse di poco inferiore a quanto liquidato dal giudice: l’offerta era pur sempre formulata solo in via subordinata.

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