Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Basta una sola firma per licenziare

«Più facile» la deroga al divieto di licenziamento. L’accordo aziendale di incentivo all’esodo (è una delle deroghe al divieto), infatti, è legittimo se sottoscritto da una sola e non da tutte le sigle sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Lo precisa l’Inps nel messaggio n. 689/2021, nel correggere il comportamento di alcune sedi che, invece, stanno respingendo le domande di Naspi (indennità di disoccupazione) presentate dai lavoratori che hanno aderito ad accordi che non portano la sottoscrizione di tutte le sigle sindacali.

Divieto licenziamento.

È una delle misure di «contenimento» della crisi per pandemia. Operativo fino al 31 marzo (ma è in cantiere un’altra proroga), il divieto di licenziamento si applica nelle seguenti fattispecie:

  • procedure di cui agli artt. 4, 5 e 24, della legge n. 223/1991 (licenziamenti collettivi); quelle eventualmente già avviate al 23 febbraio 2020 restano sospese;
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo (art. 3, legge n. 604/1966);
  • procedure di conciliazione (art. 7 della legge n. 604/1966).Le deroghe al divieto.

    Sono esclusi dal divieto i licenziamenti per fallimento, se non è previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia stata disposta la cessazione. Inoltre, non si applica ai casi di licenziamenti motivati da cessazione definitiva dell’impresa, in conseguenza alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività; ai casi in cui nel corso di liquidazione non c’è cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa; ai casi di accordo collettivo aziendale, stipulato dai sindacali più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, per i soli lavoratori che aderiscono all’accordo. In tutti i casi di licenziamento, i lavoratori hanno diritto alla Naspi.

    I dubbi delle sedi Inps.

    Con riferimento all’ultima deroga, quella degli accordi d’incentivo all’esodo, alcune sedi Inps ha evidenziato dubbi interpretativi della norma nella parte in cui stabilisce che l’accordo deve essere stipulato dalle «organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale». In particolare, le sedi respingono le domande di Naspi se l’accordo reca la firma di una sola e non di tutti i sindacati comparativamente più rappresentativi a livello nazionale. Al fine di risolvere la questione, l’Inps precisa che, ai fini della validità dell’accordo, ciò che rileva non è la firma di tutti i sindacati più rappresentativi, ma la sottoscrizione anche da parte di uno solo di questi sindacati e l’adesione del lavoratore. Quest’ultima condizione, precisa l’Inps, consente l’accesso alla Naspi, in presenza, ovviamente, di tutti gli altri requisiti di legge.

    Restano le perplessità.

    La questione sollevata dall’Inps mette in luce la criticità di una norma che, a quanto pare, non si presta a una lettura univoca e la cui esatta interpretazione può arrivare solo da un giudice. Il ministero del lavoro, per esempio, trattando una questione di altro genere (rider), ha espresso parere opposto all’Inps, ossia la necessità della pluralità dei sindacati nella sottoscrizione di accordi in deroga. Il rischio a questo punto resta sui datori di lavoro che, intanto, procedono a fare accordi e licenziamenti, ma che un domani potrebbero essere dichiarati illegittimi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa