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“Basta sacrifici, preparo l’Italia alla crescita”

ROMA — «Il governo vuole essere sicuro di lasciare quando sarà completato il suo compito». Nella giornata in cui le parole di Mario Draghi fanno volare le Borse e abbassano lo spread, un sollevato Mario Monti si concede due interviste. Tra economia e temi più leggeri il premier assicura che non ci saranno nuovi sacrifici per gli italiani, come il taglio delle tredicesime. Poi alcune confessioni private, come la passione per Julia Roberts ed Audrey Hepburn o la consapevolezza di apparire una persona fredda. Il passaggio più politico è dedicato alla legge elettorale: «Se i partiti, come sollecitato da Napolitano, riuscissero a trovare un accordo per la riforma elettorale, si darebbe il senso di un progresso realizzato e anche mercati e cittadini ne sarebbero rassicurati». Quindi sull’uscita di Draghi: il suo intervento è stato «importante» e rassicurante, ma è necessario che l’Europa prosegua nel lavoro per la stabilità «che determinerà una ragionevole discesa dello spread». Non crede neppure alla tempesta perfetta in arrivo: «Sui mercati ad agosto non credo ci saranno cose straordinarie e credo che saremo tutti vigili e anche le autorità competenti lo saranno».
Parlando a Tgcom 24 il Professore dice che l’obiettivo del suo governo «non è durare, ma fare nel tempo consentito il possibile per mettere la società italiana sulla strada della crescita ». E quando gli viene chiesto se dopo aver visto i leader della sua maggioranza si senta rafforzato nella prospettiva di concludere la legislatura risponde «sì, sì, soprattutto nella prospettiva di concluderla in modo proficuo ». Gli viene chiesto se si senta un presidente allenatore e risponde: «È una nuova immagine e, perché no, mi piacerebbe essere ricordato come un buon allenatore che lasci l’Italia con i muscoli per una buona crescita economica, sociale e civile». Eppure — consapevole anche che la fiammata dei mercati non risolve la crisi — riconosce «una verità non bella», ovvero che «messaggi di speranza possono essere dati ai giovani che verranno tra qualche anno, ma purtroppo esiste un aspetto di “generazione perduta”» per quelli che stanno vivendo questi anni. Sulla spending review assicura che ci sarà la «revisione» dei sussidi alle imprese, dice che resta ancora «molto da fare» per la riduzione degli sprechi e che e lobby «sono all’attacco, ma di solito non prevalgono». La parte più istituzionale delle interviste la chiude dicendo che non bisogna avere paura di parlare di «politiche contro le eccessive disuguaglianze e di fiscalità progressiva» e spiegando che il capitalismo è peggiorato quando con la caduta del comunismo è diventato «monopolista».
Quindi Monti, parlando con il settimanale Sette, racconta che Luigi Einaudi è il politico italiano che più ammira. Tra gli stranieri cita Charles de Gaulle, il «grande» segretario generale dell’Onu Dag Hammarskjöld e John Kennedy. Se fosse per lui, Monti richiamerebbe in vita Jean Monnet,
l’ideatore dell’Unione Europea. C’è spazio per la trasmissione preferita, “Lascia o Raddoppia”, e per le attrici favorite: Julia Roberts, Audrey Hepburn e Grace Kelly. Come film il premier sceglie “Il laureato” e “Vacanze romane”. «Ho amato molto Tempi Moderni di Charlie Chaplin, anche se so che dovrei dire qualche pesantissimo film del neorealismo italiano». Se con una battuta il premier glissa su chi sia il politico più detestabile, «non vorrei dimenticarne qualcuno», non si tira indietro quando gli si chiede di parlare di sé: «Sono una persona riflessiva, un uomo che non ama l’improvvisazione, il che ha vantaggi e svantaggi». Un lato negativo? «Nei rapporti umani mi dicono che sembro gelido», «raramente guardo negli occhi le persone con cui parlo». Tra le qualità che gli piacerebbe avere «la spontaneità», mentre la qualità più preziosa che sente di avere è il rispetto: «Per me è importante sentirmi rispettato, avere il rispetto del prossimo, ma non in senso formale. Essere considerato una persona seria, in buona fede. Accetto facilmente le critiche nel merito di ciò che dico, di ciò che faccio. Ma non sono abituato alle critiche, non rare in politica, di agire in cattiva fede». Il maggior rimpianto è «essere stato solo un anno a Yale dopo la laurea», mentre nella vita professionale dice di non aver mai rimpianto di aver detto dei no e aggiunge: «Non ho detto no alla proposta dello scorso novembre del presidente Napolitano ma quella non l’ho considerata una proposta».

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