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«Basta lo stallo, ora le riforme»

di Nicoletta Picchio

«Confindustria non tollera più una situazione di stallo, dove non si fanno le riforme necessarie e si aspetta per non andare incontro a crisi di governo o al cambiamento di equilibri politici». Non poteva essere più esplicita Emma Marcegaglia, nel suo affondo per incalzare l'azione del governo: «Non sta a noi dire quale tipo di esecutivo debba essere chiamato a guidare il Paese, lo deve decidere il Parlamento o il presidente della Repubblica. Noi diciamo che il tempo è scaduto, che c'è bisogno di discontinuità e di una forte strategia per la crescita, altrimenti sono problemi seri, stiamo rischiando di buttare via sforzi fatti per decenni».

Questa mattina è previsto un secondo incontro al ministero dell'Economia tra governo e associazioni imprenditoriali, Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia (commercianti e artigiani), Alleanza delle cooperative. Oltre al ministro Giulio Tremonti dovrebbero prendervi parte Altero Matteoli e Maurizio Sacconi.

Non servono interventi spot o una revisione delle cose già fatte, ma riforme vere: «Le cose da fare sono chiarissime», ha detto la presidente di Confindustria, parlando nel primo pomeriggio a margine di una conferenza stampa, a Modena, sull'integrazione tra le associazioni Acimac e Ucima.

Oggi al tavolo sarà rilanciata la riforma delle pensioni, quella del fisco, le liberalizzazioni e le privatizzazioni. «Serve una riforma delle pensioni eliminando le anzianità che liberi risorse da usare per ridurre il cuneo fiscale, una riforma del fisco seria, che abbassi le tasse ai lavoratori e alle imprese, riducendo Irpef e Irap, e le alzi su tutto in resto». In un disegno globale Confindustria, ha ripetuto ieri la presidente, è disponibile anche ad un ritocco dell'Iva e ad una piccola tassa sui patrimoni.

Ma sarebbe contraria ad una patrimoniale-spot, solo per abbattere il debito: «Sarebbe una specie di rubinetto in mano ai politici e sarebbe anche controproducente, perché ridurrebbe ulteriormente la fiducia dei cittadini e degli investitori. Se non si taglia in modo strutturale e costante la spesa pubblica si rischia di abbattere il debito solo per un po' di tempo, per poi vederlo risalire». Serve anche una strategia per le infrastrutture, «facendo partire quelle già finanziate e poi stanziando nuovi soldi perché gli investimenti sono calati e continueranno a calare nei prossimi anni». E al tavolo con i ministri si rilancerà anche la semplificazione della Pubblica amministrazione.

L'incontro di oggi con gli esponenti del governo sarà la cartina di tornasole per verificare lo spessore dell'azione di Palazzo Chigi sulla crescita. Gli imprenditori, ha annunciato la Marcegaglia, affronteranno l'emergenza economia nel direttivo di domani e nella giunta di giovedì. Già nella consulta dei presidenti della settimana scorsa c'era stata molta preoccupazione e molto sconcerto sui rischi del paese e su come si stessero affrontando. «Nelle riunioni di direttivo e giunta decideremo quali passi fare», ha detto la Marcegaglia. Il pressing quindi andrà avanti: «La nostra voce non sarà rassegnata, sarà ferma».

Lo richiede una situazione ormai a rischio: «Lo scenario italiano è drammatico, la credibilità del paese è minata», ha insistito la presidente di Confindustria, facendo riferimento anche al nuovo rialzo dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi: «Un divario sui 380-400 punti è un problema che impatta drammaticamente nella vita di tutti noi. Bisogna recuperare credibilità sui mercati e non solo».

A preoccupare la Marcegaglia non c'è solo la situazione interna italiana, ma anche quella europea sul salvataggio della Grecia: «Le decisioni che arrivano dalla Ue non sono soddisfacenti, anche la situazione tedesca, con il fatto che la cancelliera Angela Merkel perda le elezioni nei vari lander, non aiuta». Nemmeno il risultato del G7 è stato soddisfacente: «Si è rimandata ad ottobre una nuova decisione sulla Grecia. Sarà necessario arrivare ad un salvataggio vero, perché salvare l'euro è essenziale, è un grande valore da salvaguardare».

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