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“Basta con il populismo in Italia e nessuno mistifichi il mio governo. Candidarmi? Non è in questione ora”

OSLO — È agli italiani «adulti e maturi», a quelli che «non sono più disposti a credere a promesse irrealistiche o mistificazioni» che rivolge il suo appello Mario Monti, nella sua prima uscita pubblica dall’annuncio delle dimissioni. E anche il luogo è simbolico, visto che il premier non ha rinunciato a presenziare alla consegna del Nobel per la pace all’Unione europea. Perché la bussola del Professore resta puntata sull’Europa. Ma è sull’Italia che viene chiamato a rispondere in conferenza stampa. Su quello che potrebbe essere il suo impegno futuro. E, pur senza sbilanciarsi, Monti non esclude nulla: «Candidarmi? Non credo che questa questione possa essere presa in considerazione in questo momento». Perché oggi «tutti i miei sforzi sono profusi nel completamento del mio mandato, anche se rimane poco tempo».
Potrebbe semplicemente rispondere di no, che non vuole presentarsi. Invece dice soltanto che «in questo momento» l’ipotesi non merita una risposta.
Ma la giornata è segnata anche dal crollo della Borsa italiana e dallo spread che è ripreso a salire alla notizia che l’attuale governo se ne andrà prima del tempo. Monti non enfatizza il dato: «Capisco le reazioni dei mercati ma non devono essere drammatizzate ». E tuttavia il premier non rinuncia ad attaccare a testa bassa quanti lo hanno criticato in queste ore. In quello che appare un vero e proprio intervento da campagna elettorale. In Italia, «e nel resto d’Europa, come è successo in Grecia con l’arrivo di un partito nazifascista», esiste «il rischio di derive populistiche». Quindi, mette in guardia, «dobbiamo stare molto attenti e affrontare a viso aperto questi rigurgiti di populismo».
Non fa nomi Monti, non cita Berlusconi. Ma come non pensare agli attacchi di Renato Brunetta quando poco dopo, alzando la voce, aggiunge: «Non occorreva essere professori di economia, bastava avere un minimo di competenze e di buonafede per sapere che i nostri provvedimenti, presi per evitare la crisi, non avrebbero portato nel breve periodo a una crescita e a un aumento dell’occupazione. Questo lo sapevamo, ma c’erano degli impegni presi da chi ci ha preceduto». Le «sfide» per avere crescita e occupazione saranno «particolarmente intense» per chi, «come l’Italia, in passato ha purtroppo ritardato l’assalto agli squilibri delle finanze pubbliche » e «ha rinviato o trascurato le riforme strutturali». Insomma, sembra voler dire il premier, se ho dovuto somministrare una medicina amara, «con una terapia d’urto», la colpa è stata di chi non ci ha pensato per tempo.
Ora invece è tempo di campagna elettorale. E Monti si augura che «chiunque si proponga di governare, si impegni non ad assecondare gli istinti degli elettori ma a cercare di spiegare loro la visione un po’ più a lungo termine. Anche perché «i cittadini italiani non sono sciocchi, sono adulti, sono maturi». Quanto a sé, «qualunque cosa io faccia nel futuro, non lascerò certo il mio costante impegno che è stato quello di spiegare l’Europa ai cittadini al di fuori di ogni populismo ». E «se qualcuno vorrà negare il fondamento delle cose che abbiamo fatto, mi auguro che ci siano altri che argomenteranno in senso opposto». Con chi ce l’abbia il premier appare subito a chiaro a Roma. Dove infatti reagisce Sandro Bondi: «La democrazia non è messa in discussione dai populismi, ma da èlite prive di una coscienza sociale ». Anche Berlusconi, irritato per l’allarme e la derisione che il suo ritorno ha suscitato in tutta Europa, si fa sentire con una nota: «Sarebbe fin troppo facile collegare queste ingerenze, del tutto ingiustificate, con l’ennesima manovra speculativa tesa a indebolire le nostre aziende e a renderle facile preda di acquirenti stranieri».
A Oslo, prima di ripartire per Roma, Monti si congratula con una ragazza che è stata premiata per una tesi sull’Ue. All’orecchio la sprona: «Mi raccomando, dobbiamo farla vivere questa Europa».

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