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Bassanini: “In 6 anni Cassa trasformata da holding a Banca per lo sviluppo”

Domani, con l’assemblea di Cassa Depositi e Prestiti convocata in via ordinaria e straordinaria, si relizzerà il tanto annunciato ricambio al vertice. Franco Bassanini e Giovanni Gorno lasciano il posto a Claudio Costamagna e Fabio Gallia. Con qualche modifica allo statuto di cui si sta discutendo ancora in queste ore, come per esempio il livello dei rischi che la Cdp potrà assumersi in futuro. Un punto che sta molto a cuore alle Fondazioni azioniste e che dovrebbe essere risolto attribuendo al vicepresidente (in quota Fondazioni) anche la presidenza del futuro Comitato rischi.
Ultimi passaggi di un percorso che negli ultimi sei anni ha portato la Cassa a trasformarsi e a modificare ampiamente il suo perimetro di attività. Lo descrive con dovizia di dettagli Bassanini nella sua lettera di commiato che proprio oggi verrà inviata alle autorità competenti. «A partire dal 2008, e dunque negli anni della mia presidenza- scrive il presidente uscente – Cdp ha progressivamente assunto un ruolo centrale nel supporto delle politiche pubbliche e dell’economia del paese, passando da holding finanziaria dedicata a finanziare gli investimenti nelle pubbliche amministrazioni a vera e propria National Development Bank che concede liquidità al sistema bancario per garantire l’accesso al credito delle Pmi, interviene nel capitale di rischio delle imprese per favorirne la crescita dimensionale e l’internazionalizzazione, sostiene le esportazioni e le opere infrastrutturali».
E tutto ciò emerge dai numeri dell’attivo e del passivo della Cdp: il primo a metà del 2015 ha raggiunto i 400 miliardi, quasi il doppio rispetto alla fine del 2008, mentre la raccolta di risparmio postale è aumentata nel periodo del 45% fino a 253,6 miliardi e il patrimonio è salito da 9,7 a 19,4 miliardi. Numeri di tutto rispetto che hanno permesso la distribuzione di lauti dividendi al Tesoro, a differenza dell’omologa istitutzione tedesca, Kfw che non corrisponde dividendi all’azionista e beneficia di esenzione fiscale e garanzia dello Stato su tutte le passività.
Ma, secondo Bassanini, negli ultimi anni la Cdp ha anche saputo cambiar pelle, adeguandosi a una realtà economica in rapido cambiamento, assumendo il ruolo di trasformatore del risparmio a breve in finanziamenti a medio e lungo termine. Una macchina ormai rodata ma con poco spazio per colpi di fantasia. Il paletto che impedisce di investire in aziende in crisi, e che, come ricorda Bassanini, è stato ricordato al governo in diverse occasioni tra cui Parmalat, Montepaschi e Alitalia, è stato già superato per l’Ilva. Per la quale è stata trovata la formula della partecipazione di Cdp alla società di turnaround in cui intervengano anche privati non garantiti. Sul tavolo delle incompiute rimane solo Telecom Italia, nel cui capitale la Cdp potrebbe entrare per facilitare gli investimenti nella banda larga. Ma Bassanini al riguardo è stato netto: «Nessuna richiesta di acquisizione di quote del suo capitale è stata rivolta dal governo agli amministratori di Cdp fino ad oggi».
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