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Bassanini: idea sbagliata l’ingresso di Cdp in Telecom

Non è proponibile un ingresso diretto dello Stato, tramite Cassa depositi e prestiti, nel capitale di Telecom Italia. È lo stesso presidente della Cdp, Franco Bassanini, partecipando a un convegno organizzato a Roma da Cor.Com, a chiudere ogni ipotesi di ristatalizzazione, anche parziale, delle tlc. Proprio mentre si cerca una soluzione definitiva per lo sviluppo delle nuove reti a banda ultralarga. Le esperienze di Francia e Germania, dice Bassanini, «non devono far sorgere un’idea sbagliata in testa di qualcuno, anche se autorevole. Una cosa è fermarsi al 30% quando si fa un processo di privatizzazione, altra cosa è dopo esser scesi a zero, risalire. Questo è completamente diverso e non sarebbe accettato dalla Ue e dai mercati finanziari che ci chiedono di accelerare le privatizzazioni».«Nessun intento dirigista né statalista da parte del governo» gli fa eco Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, che nel contempo contestualizza il possibile coinvolgimento di Enel nel piano fibra ottica:?un’opportunità proficua di collaborazione con le tlc, come ieri ha fatto intendere anche l’a.d. del gruppo elettrico Francesco Starace.

«Non è corretto – osserva Giacomelli – interpretare un possibile coinvolgimento dell’Enel come una “pistola” puntata contro Telecom Italia. Mettendo a disposizione i suoi asset può consentire di alzare gli obiettivi e di abbassare i costi. Quindi non si sovrappone e infatti lo stesso a.d. di Telecom Marco Patuano ha parlato di opportunità». E ieri Starace è uscito per la prima volta allo scoperto sul ruolo che la società elettrica potrebbe avere per facilitare gli investimenti nella banda larga. Per parlare ufficialmente il manager ha scelto un paese straniero, la Francia. Prima con un’intervista al giornale Les Echos e poi con alcune dichiarazioni in occasione di un convegno a Parigi. 

Il coinvolgimento di Enel nelle operazioni di posa della fibra ottica potrebbe abbattere i costi per portare la banda larga in tutto il paese di cinque volte, da 16 miliardi da investire entro il 2020, a «2,5/3 miliardi». «Nel momento in cui porteremo i nuovi contatori nelle case, le stesse persone che faranno questa operazione potranno stendere la fibra nel cavodotto dalla casa ai nostri armadi», ha spiegato il manager riferendosi al piano di sostituzione dei 33 milioni di contatori, con nuovi dispositivi intelligenti, che la società ha in programma dal 2016 nell’arco di tre anni. Starace ha poi ribadito che Enel non vuole diventare un operatore di telecomunicazioni, ma farebbe pagare un costo di manutenzione di alcune centinaia di milioni l’anno se l’idea andasse in porto. Un bel modo per arrotondare gli stabili margini del bilancio Enel senza prendere troppi rischi. Nella sostanza, i numeri esplicitati per la prima volta ieri partono dai costi che Enel dovrebbe sostenere per sostituire i contatori: quando ha eseguito un’operazione analoga negli anni scorsi, la società ha speso 2,1 miliardi. Adesso l’investimento dovrebbe essere un po’ più alto: «La sostituzione di 33 milioni di contatori comporta un investimento di 2,5 miliardi», ha detto non a caso Starace a Les Echos. Il resto (circa 500 milioni), par di capire, sarebbero i costi aggiuntivi per posare la fibra. Anche se va detto che un calcolo fatto in questi termini potrebbe essere non del tutto rappresentativo dei costi effettivi per portare la banda larga in tutto il Paese.
Ad ogni modo, per favorire sinergie con altre reti, a partire da quella Enel, il governo studia norme specifiche da inserire nel decreto Comunicazioni (si veda Il Sole 24 Ore del 20 maggio) affiancandole a un mix di incentivi. «Siamo in condizioni di partire – dice Giacomelli -. Palazzo Chigi, che ha il coordinamento di tutto questo, sta facendo opportune verifiche con Sviluppo economico ed Economia. Credo che il decreto sarà adottato nei prossimi giorni».
Un capitolo centrale del provvedimento riguarderà le semplificazioni per la posa della fibra ottica. «Interverremo con un obbligo di condivisione delle infrastrutture, con l’abbattimento di una serie di oneri, con la definizione del Catasto del sopra e sottosuolo» aggiunge il sosttosegretario. In particolare, la bozza del decreto legge stabilisce per tutte le imprese che utilizzano un’infrastruttura fisica per la prestazione di servizi nel campo dell’energia, dei trasporti e della distribuzione idrica l’obbligo, in fase di scavo, di «posa contestuale di minitubi standard vuoti per il passaggio di cavi in fibra ottica». L’accesso da parte degli operatori tlc avverrebbe poi a condizioni eque e non discriminatorie. Non solo. Si studia anche una norma ancora più dettagliata in chiave Enel: l’eliminazione di ogni autorizzazione per l’occupazione, compresa quella paesaggistica, nel caso di «adeguamento o sostituzione di cavi in fibra ottica su impianti elettrici aerei e interrati, anche in aree vincolate».
Il decreto potrebbe vedere la luce subito dopo il voto del 31 maggio, anche perché la prossima settimana, in pieno clima pre-elettorale, potrebbe non svolgersi alcun consiglio dei ministri. Giacomelli conferma l’idea di varare in parallelo sostegni all’offerta (quindi agli investimenti degli operatori) e alla domanda. Quanto ai primi, è allo studio uno specifico Fondo di garanzia e un credito d’imposta (l’ipotesi iniziale è contenerlo a investimenti fino a 70 milioni). Il credito d’imposta, spiega il sottosegretario, non sarà limitato alle aree a fallimento di mercato e potrà dunque essere concesso, sulla base di gare, anche a chi opera nelle aree a maggiore redditività. Per sostenere la domanda ci saranno invece dei voucher per l’allacciamento, limitati però – si legge nella bozza – ad utenti che attivano servizi con connessione «potenzialmente simmetrica superiore a 100 megabit per secondo».

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