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Bassa inflazione, Bce pronta ad agire

A una settimana esatta dalla riunione del Consiglio della Banca centrale europea, il presidente della Bce Mario Draghi ha evitato ieri di dare qualsiasi indicazione sulle possibili mosse per contrastare un’inflazione che resta molto bassa e ben lontana dagli obiettivi delle autorità monetarie, come confermato dalle indicazioni preliminari uscite ieri. Draghi ha però ribadito che la Bce «è in allerta e pronta ad agire». Ancora una volta, ha sostenuto che l’Eurozona non è davanti alla prospettiva di deflazione, ma a «un periodo prolungato di inflazione bassa».
Ieri hanno cominciato a delinearsi le nuove informazioni di cui il presidente dell’Eurotower aveva detto il mese scorso di aver bisogno prima di decidere i prossimi interventi. Il dato più importante sarà probabilmente la stima “flash” dell’inflazione di febbraio, che sarà pubblicata oggi, oltre alle previsioni dello staff della Bce, che comprenderanno per la prima volta il 2016. Nella giornata di ieri, i dati sull’inflazione e il credito hanno continuato a dare segnali preoccupanti. In Germania, le stime preliminari sull’inflazione di febbraio sono state dello 0,5% (contro attese di mercato di 0,7%), che corrisponde a un tasso annuo dell’1,2%. Questo potrebbe produrre a febbraio un’inflazione nell’Eurozona dello 0,6%, secondo Barclays Capital, o addirittura dello 0,5%, secondo Capital Economics, in calo dallo 0,8% di gennaio, e ancor più lontana dall’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%. Valori a fronte dei quali sarebbe difficile per la Bce giustificare l’inazione sul fronte dei tassi d’interesse o degli interventi per offrire liquidità al mercato monetario, come lo stop alla sterilizzazione settimanale del debito dei Paesi in difficoltà acquistato nel 2010-2011. Alle prime cifre sull’inflazione si sommano le negative statistiche mensili della Bce sul credito, anch’esse pubblicate ieri. I prestiti al settore privato sono calati a gennaio di 6 miliardi di euro (-2,2% su base annua): in particolare sono di nuovo in pesante contrazione (-12 miliardi di euro, -2,9% su base annua) i prestiti alle imprese.
A una conferenza sulla stabilità finanziaria organizzata dalla Bundesbank Draghi ha sostenuto, in linea con quanto aveva affermato in precedenza il presidente della Banca centrale tedesca Jens Weidmann, che la stabilità dei prezzi deve rimanere l’obiettivo primario della Bce, ma tenendo conto della stabilità finanziaria, cui dedicare l’applicazione di strumenti macroprudenziali. Draghi ha anche voluto rimarcare, dopo la polemica sul piano Omt per l’acquisto di debito dei Paesi in crisi, che l’azione della Bce è stata finora nel solco della Bundesbank: un mandato chiaro per la stabilità dei prezzi e la piena indipendenza negli strumenti. La “discrezionalità limitata” di entrambe le banche centrali è la ragione del loro successo, ha detto. I progressi realizzati grazie all’azione della Bce, secondo Draghi, sono convalidati dai miglioramenti dei mercati finanziari.
Aprendo la conferenza, Weidmann ha sostenuto che i tassi d’interesse sono uno strumento «troppo grossolano» per curare l’instabilità finanziaria. La politica monetaria, ha detto, «è un maglio piuttosto che un bisturi, che è lo strumento di cui abbiamo bisogno». Secondo il presidente della Bundesbank le banche centrali dovrebbero occuparsi della stabilità finanziaria solo quando ha un impatto sulla stabilità dei prezzi, sulla quale devono continuare a concentrarsi.
Draghi ha parlato di ripresa dell’economia in corso, anche se tuttora lenta e diseguale. Il sondaggio della Commissione europea mostra un miglioramento a febbraio, soprattutto nel settore dei servizi. E la disoccupazione in Germania è scesa di nuovo, dal 5,1 al 5%, con un aumento di 40mila unità nel numero degli occupati.
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