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Basket bond da 150 milioni per il Sud Uno strumento per rilanciare le Pmi

Le aziende del Mezzogiorno avranno uno strumento in più per finanziarsi: ELITE di Borsa Italiana e Banca Finint stanno perfezionando un basket bond per le regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) dedicato alle PMI da impiegare per i piani di investimento e per affrontare la crisi di liquidità causata dalla crisi pandemica. Il basket bond per il Meridione che come strumento di finanza alternativa ha già visto numerose operazioni per regioni e per settore, avrà come target il finanziamento di imprese per un importo di 150 milioni di euro con una prima tranche di indicativi 30 milioni di minibond da emettere dopo l’estate e che costituiranno la prima parte del sottostante a garanzia dei titoli emessi.

«Il basket bond è uno strumento molto interessante per fornire liquidità alle aziende in questa fase difficile – spiega Alberto Nobili head corporate structured debt e equity capital market di Banca Finint –. Le imprese interessate che presentano un rating almeno BB+, secondo la scala di S&P’s, e rispettano una serie di criteri predefiniti, potranno emettere minibond da un minimo di 3 milioni fino a 20 milioni di euro. Il vantaggio di questo strumento è la possibilità per aziende di non grandi dimensioni di raccogliere liquidità da investitori istituzionali in forma di sistema, una modalità spesso premiante rispetto ad andare singolarmente sul mercato».

Tra i basket bond già collocati ci sono ELITE Basket BondExport Basket Bond Programme, Trentino Minibond, Lombardia Basket Bond Programme, Garanzia Campania Bond, Basket Bond Puglia e Basket Bond di filiera strategica. La strategia dei basket bond a sostegno delle Pmi è delineata dal position paper – in fase di pubblicazione – coordinato dal Centro studi CELF della law firm Orrick insieme a CDP e al Politecnico di Milano con cui vengono identificate le linee guida di questo strumento per «permettere alle imprese in difficoltà non solo di reperire la liquidità necessaria a finanziare gli obiettivi di medio lungo periodo, ma anche di rafforzare la capital structure sia in termini di diversificazione delle fonti che di maturity», spiega Patrizio Messina Head of Finance Group di Orrick. Di fatto, il basket bond è una cartolarizzazione di minibond collocati da una SPV (Special Purpose Vehicle) per conto delle imprese, la quale a sua volta finanzia l’acquisto dei minibond mediante l’emissione di titoli ABS sottoscritti da investitori istituzionali.

A rendere più agevole l’utilizzo di questo strumento è la possibilità di accedere alla garanzia statale introdotta di recente dal Decreto Sostegni bis (per le modalità si attendono i decreti attuativi) che mette a disposizione un platfond di 100 milioni di euro per il 2021 e altrettanti per il 2022. Una possibilità in più per venire incontro alle esigenze di liquidità delle Pmi le quali hanno meno possibilità di accesso ai finanziamenti bancari: nel caso delle regioni del Sud, secondo i dati del Politecnico di Milano, esse concorrono soltanto per il 14% alla raccolta obbligazionaria nazionale, mentre contribuiscono al 23% del Pil. Per raggiungere la media italiana il flusso di emissioni dovrebbe più che raddoppiare i volumi (+ 64 per cento).

Considerando le 8 regioni interessate al basket bond, sono 93 le Pmi con sede in queste aree ad avere collocato 122 titoli di debito dal 2013 al 1° marzo 20212, raccogliendo 363 milioni di euro. L’ammontare medio del valore dei minibond emessi da parte delle imprese attive nel Sud Italia è stata di 2,98 milioni di euro pari al 27,6% dell’intero fatturato delle imprese: secondo la ricerca, le società del Sud Italia che potrebbero potenzialmente emettere minibond sono circa 3.603. «È chiaro che teoricamente qualora tutte le potenziali imprese nel Sud Italia si finanziassero attraverso i minibond, queste ultime potrebbero ottenere risorse ulteriori per 11,8 miliardi di euro – spiega Messina -. Uno scenario che potrebbe portare a stimare una crescita del volume d’affari per queste aziende di 2,7 miliardi di euro annui e la creazione di 1.680 posti di lavoro in 3 anni». Scommettere sul «debito buono», dunque, presuppone la possibilità di assicurare un impatto positivo sulla crescita economica del Paese. «Il ricorso a forme di indebitamento da parte di imprese virtuose potrebbe giovare all’intero sistema economico nazionale – conclude Messina – ciò in quanto le risorse raccolte sul mercato attraverso canali alternativi a quelli bancari, potrebbero rappresentare una leva per investimenti proficui».

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