Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Basilea III, in fumo 5 miliardi

di Enrico Passannanti e Pasquale Scordino  

Per ogni punto percentuale, l'inasprimento dei requisiti patrimoniali imposti da Basilea III brucerebbe 5,11 miliardi di euro di beni e servizi. Pari quasi a metà della manovra finanziaria 2010. Tradotto in soldoni il costo economico dell'introduzione dei nuovi standard di capitale e liquidità sembra essere significativo. Eppure guardando alle stesse cifre, ma in percentuale, l'impatto si ridimensiona. Secondo uno studio della Banca d'Italia (QEF 88/2011), innalzare i requisiti di capitale di un punto percentuale avrebbe infatti un impatto massimo dello 0,33% sul prodotto interno lordo. Questo numero, a detta degli esperti di via Nazionale, se confrontato con i benefici derivanti dalla riduzione della frequenza delle crisi sistemiche, diventa irrilevante.

A proposito di incrementi percentuali, però, le nuove regole, in vigore a partire dal 1° gennaio 2013, cambiano i requisiti relativi al Tier 1 (o cosiddetto capitale primario) e al Common Equity (composto da capitale azionario e riserve di bilancio provenienti da utili non distribuiti). In particolare ciascuna banca dovrà stanziare come capitale di alta qualità il 4,5% (precedentemente il 2%), e dovrà avere un patrimonio base comprendente strumenti di qualità rafforzata al 6% (finora si trattava del 4%). È stato previsto un cuscinetto aggiuntivo del 2,5% incrementabile in periodi di crisi. Tirando quindi le somme il requisito per il patrimonio base sale al 7%, all'8,5% per il Tier 1 Capital e al 10,5% per il capitale totale. L'adeguamento richiesto non è da sottovalutare: è stato concesso alle banche un periodo che si protrarrà fino alla fine 2018, per un'adozione lenta in modo da evitare ripercussioni negative sull'economia. Secondo gli studiosi di Bankitalia, però, questo periodo di transizione potrebbe non essere sufficiente a scongiurare possibili effetti distorsivi nel medio termine. In base alle stime effettuate, infatti, la caduta massima del pil è prevista nel 2019 con un lento recupero fino al 2022. Nel periodo di transizione, tra il 2013 e il 2018, il tasso di crescita del prodotto interno lordo, già oggi esiguo, potrebbe subire delle correzioni al ribasso di 0,04 punti percentuali. Il rischio principale è comunque quello che gli istituti di credito, messi alle strette dalla competizione e dai mercati finanziari possano accelerare il processo di adeguamento causando una caduta del pil immediata. Sebbene le istituzioni rassicurino sul fatto che le banche italiane siano meno esposte alla crisi rispetto alle colleghe europee, il mercato del credito ha subito già un notevole contraccolpo. E anche se Confidi e fondi di garanzia hanno cercato di attenuare la chiusura dei rubinetti, il mondo delle piccole e medie imprese è in forte crisi. Bisogna dunque riflettere sul monito lanciato dalla Banca d'Italia tra le righe dell'analisi: se per assurdo l'adozione dei nuovi parametri fosse praticata già a partire dal 2013, l'effetto sull'output nazionale si registrerebbe già nella seconda metà del 2014.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

In anticipo su alcuni aspetti, ad esempio lo smaltimento dei crediti in difficoltà; in ritardo su a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le materie prime – soprattutto l’oro e il petrolio – sono tornate a regalare soddisfazioni all...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Apprezzamento unanime» per i dati di bilancio e conferma del sostegno all'amministratore delegato...

Oggi sulla stampa