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Basilea 3, pronte le modifiche

di Vittorio Carlini

Il conto alla rovescia, per la proposta della direttiva su Basilea III, è arrivato alla fine. Il Commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Michel Barnier, dovrebbe presentare già il 20 luglio prossimo l'ultima versione (la quarta) della Direttiva sui requisiti di capitale (la cosiddetta Crd IV). Così, salvo ripensamenti o imprevisti dell'ultim'ora, il mercato potrà finalmente conoscere il pensiero della Commissione riguardo a elementi essenziali per il mondo bancario: dal rafforzamento della copertura del rischio e di controparte ai ratio sull'indebitamento; dagli standard di liquidità, sia a breve che a lunga, alla riduzione dell'effetto pro-ciclico dell'erogazione del credito; fino al rafforzamento patrimoniale degli istituti.

Proprio su quest'ultimo fronte, sembrano configurarsi novità rispetto alla richiesta di parametri più soft per i prestiti alle piccole e medie aziende.

Com'è noto a fine giugno scorso c'è stato un incontro tra Bernier e una delegazione ai massimi livelli tra i rappresentanti delle imprese (Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza delle coperative Italiane) e delle banche (Abi). Quest'ultime hanno avanzato una proposta al Commissario Ue. Una regola che, senza modificare l'impianto generale dell'accordo, permetta di "sterilizzare" l'aumento dei requisiti patrimoniali a fronte di prestiti concessi alla piccola a media industria. In particolare, è stato domandato di introdurre un fattore correttivo, del 76,19%, nel calcolo dei risk weighted asset (la ponderazione per il rischio delle singole voci attive della banca). In tal modo, l'incremento di riserva patrimoniale, nel caso di prestiti alle Pmi, avrebbe uno sconto del 24 %.

Ebbene, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, negli ambienti dell'Abi si respira un certo ottimismo riguardo alla possibilità che un meccanismo compensativo possa, alla fine, essere recepito dal Commissario Bernier. E che Bruxelles sia disposta a non fare "orecchie" da mercante alla richiesta. Più cauta, invece, la lettura della situazione negli ambienti industriali della piccola e media impresa. L'impressione è che, seppure il Commissario al mercato interno sia ben disposto, la "tecnocrazia" di Bruxelles non sia altrettanto benevola. Così come potrebbero rivelarsi un ostacolo paesi come, per esempio, l'Inghilterra. Va però rilevato che, a fronte di una posizione interlocutoria di stati quali la Francia, le confindustrie di altre nazioni (tra le altre, il Portogallo e la Spagna) sono favorevoli ad appoggiare la richiesta. Anche perché, va detto, la regola indicata non ha un "raggio" solo italiano. È ben vero che il nostro tessuto industriale è caratterizzato dalle Pmi, ma le piccole e medie aziende (utilizzando i parametri europei) arrivano a rappresentare, sotto il profilo numerico, oltre il 90% delle imprese nel Vecchio continente. Ridurre il credito, per far fronte a requisiti patrimoniali, potrebbe essere "letale" a tanti piccoli e medi artigiani. Ciò non toglie, comunque, la necessità di nuove regole. Come, per esempio, sulla liquidità. Su questo fronte una delle più recenti bozze della direttiva (in parte regolamento tra le mani degli operatori, indicava la previsione di stress-test sulla cassa di breve periodo. In via generale, la capacità della banca di riuscire a coprire al 100% l'uscita netta di liquidità con un "cuscino" di asset altrettanto liquidi. Il tutto in uno scenario "stressato" della durata di 30 giorni.

 

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