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«Basilea 3 non penalizzi le Pmi»

di Nicoletta Picchio

Un'ora di colloquio, concluso con l'impegno da parte del Commissario europeo al mercato interno e ai servizi finanziari, Michel Barnier, che terrà conto delle proposte ricevute.

Ieri mattina una delegazione di Abi, Confindustria, Alleanza delle cooperative e Rete Imprese Italia (commercianti e artigiani) ha presentato a Bruxelles, al commissario Barnier, una richiesta congiunta per ridurre al minimo gli effetti collaterali che Basilea 3 potrebbe avere sul sistema produttivo.

E cioè una restrizione del credito, in particolare per le piccole e medie imprese. È la prima volta che banche e imprese si presentano così compatte nei confronti della Ue. «Con questa iniziativa i corpi intermedi dello Stato fanno sistema», ha detto Vincenzo Boccia, presidente della Piccola industria di Confindustria, che faceva parte della delegazione, insieme a Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi, Giorgio Guerrini, presidente Rete Imprese Italia e Vincenzo Mannino, direttore generale dell'Alleanza delle cooperative.

«Con Barnier abbiamo sottolineato gli effetti sull'economia reale di Basilea 3, senza avere una visione dogmatica o ideologica. Abbiamo chiesto in particolare un'attenzione all'asimmetria esistente dell'applicazione di Basilea 3 in Europa e negli Stati Uniti. Il rischio è che in Usa, da dove è arrivata la bolla speculativa, non venga di fatto applicato alcun parametro mentre l'Europa si carichi di un eccesso di responsabilità, che si pagherà poi in termini di concorrenza», ha spiegato Boccia.

«Gli abbiamo anche preannunciato – ha dichiarato Mussari – che questa posizione sarà sostenuta anche da altre associazioni di pmi e di banche europee, come ad esempio quella delle Casse di risparmio tedesche. La Federazione bancaria europea invece ci sta ancora ragionando».

In base a Basilea 3 si prevede un aumento sia della qualità che della quantità del credito e viene innalzato dall'8 al 10,5% il requisito minimo patrimoniale complessivo.

La richiesta delle categorie è di sterilizzare questo aumento, prevedendo un fattore correttivo pari a 76,19% da introdurre nella formula per il calcolo della ponderazione per il rischio delle singole voci attive della banca. Sostanzialmente l'incremento di riserva patrimoniale nel caso di pmi avrebbe uno sconto del 24 per cento (mantenendo nei fatti ciò che si applica con le regole di Basilea 2).

Barnier, come hanno riferito i protagonisti dell'incontro, si sarebbe impegnato a tenerne conto, in modo pragmatico, e avrebbe chiesto anche ulteriori informazioni. E non è escluso, tra l'altro, che il mondo di banche e imprese non riesca ad avere una posizione comune europea.

Del resto non è solo l'Italia ad avere una grande presenza di pmi: dal punto di vista numerico sono il 99,8% delle aziende europee, hanno un peso rilevante perchè danno lavoro a 90 milioni di persone e generano il 58% dell'intero valore aggiunto europeo.

Sterilizzare l'innalzamento del requisito patrimoniale permetterebbe di contenere gli effetti indesiderati di Basilea 3, fermo restando che i principi di base sono condivisibili, e di evitare che una ristrettezza di credito possa indebolire una ripresa già fragile, penalizzando l'economia.

Tra l'altro le pmi dipendono molto di più dal credito bancario rispetto alle grandi. Fatto 100 il totale delle passività delle imprese europee, per le pmi il debito incide per il 39% mentre nel caso delle grandi aziende il credito bancario pesa per il 19 per cento.

«Su questa vicenda misureremo l'impatto vero dell'Europa nei confronti dello sviluppo, cioè se la Ue sia un cappio, una sovrapposizione di norme che vengono disattese nel resto del mondo. Se così fosse vuol dire che ci facciamo male da soli», ha commentato Guerrini.

«L'iniziativa comune tra banche e imprese è significativa e innovativa, la porteremo avanti con le altre organizzazioni di rappresentanza europea», è stato il commento di Mannino. «La proposta presentata a Barnier – ha aggiunto – è il giusto equilibrio tra la necessità di avere nuove regole senza che però vadano a scapito della crescita e dell'occupazione».

 

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