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Basilea 3 meno pesante col nuovo regime fiscale

di Alessandro Graziani

Nuovo strappo al rialzo delle banche in Borsa, dopo che il decreto milleproroghe ha «ammorbidito» l'impatto dei deferred tax assets (dta) sui ratios patrimoniali post-Basilea 3. La novità – che rigurda la trasformazione in crediti d'imposta delle attività per imposte anticipate relative a svalutazioni su crediti non ancora dedotte dal reddito imponibile – va a migliorare sensibilmente l'impatto di Basilea 3 sulle banche italiane, che finora nelle valutazioni degli analisti erano invece tra le più penalizzate da questo aspetto. Secondo le prime stime, per esempio, nel caso di Intesa Sanpaolo la modifica normativa potrebbe impattare positivamente per 40-50 punti sul Core Tier 1. In attesa che gli analisti quantifichino, banca per banca, i benefici della nuova normativa domestica, tutto il settore anche ieri ha beneficiato in Borsa, complice anche una più rosea aspettativa sugli utili dopo la diffusione dei risultati di Barclays (martedì) e di Société Générale (ieri). A fine seduta, spiccano i rialzi delle due grandi banche: UniCredit (+3,93%), Intesa Sanpaolo (+3,7% a 2,59 euro). Ma tutto il comparto ha brillato in Piazza Affari, con forti acquisti anche su Banco Popolare (+5,3% a 2,73 euro), Ubi Banca (+4,79% a 7,87) e Monte Paschi Siena (+3,58%).

Se l''idea di un ammorbidimento degli effetti di Basilea 3 è stato negli ultimi due giorni il driver principale della ripresa in Borsa delle banche, il settore si avvicina con più fiducia all'appuntamento con i bilanci 2010 che saranno resi noti entro un mese. Pur con le dovute cautele, dovute alla fragilità degli utili e alle esigenze di trattenerme parte per rafforzare i patrimoni (come richiesto da Bankitalia), tutte le principali banche sembrano intenzionate a remunerare con un dividendo gli azionisti. E forse proprio in vista di questo appuntamento, con i manager delle banche intenzionati a distribuire cedole per non scontentare gli investitori (anche internazionali), ieri è arrivata la presa di posizione delle Fondazioni, talvolta accusate di premere sulle banche perché distribuiscano dividendi anche in periodi di "vacche magre". «Le Fondazioni non sono azionisti esosi delle banche», ha affermato ieri il comitato di presidenza dell'Acri rispondendo «ai ripetuti riferimenti della stampa a presunti atteggiamenti di pressione nei confronti delle banche partecipate». «Le Fondazioni – dichiara l'Associazione presieduta da Giuseppe Guzzetti – operano da sempre con forte senso di responsabilità, con logica lungimirante volta anzitutto a favorire il rafforzamento patrimoniale delle banche partecipate, mai forzando il loro management per la distribuzione eccessiva di dividendi». E gli enti ribadiscono il totale sostegno alle banche partecipate, unanimente giudicato indispensabile negli ultimi anni di crisi finanziaria.
 

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