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Basilea 3, linea morbida sui rischi

Dopo l’alleggerimento e lo slittamento dei requisiti di liquidità decisi domenica dai governatori, ora l’accordo politico sull’entrata in vigore dell’intero pacchetto di Basilea 3 in Europa, compresa la parte – decisamente più pervasiva – sui requisiti di capitale.
Lo chiedono le banche, appoggiate dai regolatori nazionali, ma ci conta anche la Commissione europea, che ieri con il responsabile al Mercato interno, Michel Barnier si è dichiarata d’accordo con la decisione del comitato di Basilea di domenica – anticipata sabato da Il Sole 24 Ore – di ammorbidire le regole sulla liquidità per le banche e con «l’approccio graduale della sua messa in opera con date chiaramente definite». Ora a Bruxelles si guarda con estrema attenzione ai due nuove round di negoziati di dopodomani e martedì prossimo in cui Consiglio e Parlamento europei cercheranno di raggiungere un’intesa sull’applicazione delle norme di Basilea 3 per le banche europee, un aspetto diventato ormai centrale dopo la decisione degli Stati Uniti di rinviare l’entrata in vigore per i propri istituti.
«Il trattamento della liquidità è fondamentale sia per la stabilità delle banche che per il loro ruolo nella ripresa economica», ha detto ieri Barnier, che ha poi fatto appello al Parlamento europeo e ai governi a concludere «nelle prossime settimane» il confronto con quell’accordo mancato a fine 2012 a causa delle troppe divergenze tra i singoli Paesi, a partire da quelle su un tema politicamente sensibile come l’ammontare dei bonus dei banchieri.
In attesa che la politica renda applicabile il nuovo quadro, le decisioni prese domenica a Basilea semplificano notevolmente la vita per il comparto bancario, che ieri ha festeggiato sui listini di tutta Europa: l’indice continentale Stoxx ha chiuso in rialzo dell’1%, e se maglia rosa in Europa è stata Mps (+6,9%), balzi molti marcati sono stati registrati all’estero, con la tedesca Commerzbank che ha chiuso in rialzo del 3,9 e Crédit Agricole che a Parigi ha toccato i tre punti e mezzo.
L’alleggerimento dei requisiti sull’Lcr, il liquity coverage ratio stabilito l’altroieri semplificherà la vita anzitutto alle banche, che non solo avranno più tempo per accumulare i loro cuscinetti di liquidità ma potranno inserire tra gli asset di alta qualità (e quindi assimilati) ad esempio corporate bond con rating fino a BBB- e pure i titoli garantiti da mutui immobiliari, purché con un rating uguale o superiore alla doppia A. A cascata, l’allentamento sulla liquidità consentirà alle banche di stringere di meno la cinghia sugli impieghi, con ricadute importanti sull’economia reale: «L’introduzione graduale dei requisiti consentirà di contenere possibili effetti indesiderati connessi alla sua piena e immediata applicazione», commentava ieri in Italia il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, secondo il quale «il differimento consentirà alle banche commerciali e locali, come le Bcc, di proseguire nella propria azione anticiclica continuando, in un periodo tuttora molto critico, a venire incontro alle esigenze delle famiglie e delle piccole e medie imprese».
Un occhio di riguardo all’economia reale avrà ora anche l’Eba, l’autorità bancaria europea, che quest’anno – ha segnalato ieri – pubblicherà un rapporto sull’impatto dell’introduzione del ratio di copertura di liquidità che comprenderà la valutazione degli effetti sui prestiti all’economia reale e le calibrazioni appropriate del nuovo regime dopo le decisioni del Comitato di Basilea: sulla base del rapporto, la Commissione europea preparerà la proposta legislativa collegata. Non solo: l’Eba preparerà anche un rapporto sugli orientamenti per le definizioni uniformi di asset liquidi, le forme del reporting, l’approccio per misurare i deflussi di liquidità sulle transazioni sui derivati collateralizzati e identificare i deflussi di vendite al dettaglio soggette a deflussi più elevati: il rapporto dovrebbe essere inviato alla Commissione europea nel mese di luglio.

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