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Basilea 3, accordo su bonus e capitale

Dopo mesi di negoziati e centinaia di promemoria, Parlamento e Consiglio hanno finalmente trovato un accordo (preliminare) su un pacchetto legislativo di circa 1000 pagine che prevede nuovi requisiti patrimoniali per le banche così come limiti ai bonus dei banchieri. Quest’ultima decisione, particolarmente controversa in alcuni ambienti politici, è stata accolta negativamente da un settore bancario europeo che teme la concorrenza asiatica e americana.
I bonus non potranno superare l’ammontare della remunerazione salariale, salvo l’accordo della maggioranza degli azionisti della società che potranno aumentare il bonus, portandolo a un livello doppio dello stipendio. L’obiettivo è mettere fine agli eccessi degli ultimi anni. L’intesa presentata ieri qui a Bruxelles è una vittoria del Parlamento e una sconfitta del governo inglese, che aveva fatto campagna per evitare limiti salariali. Sono 144mila i banchieri che lavorano nella sola City di Londra.
«L’accordo significa meno soldi per i bonus e più soldi per gli investimenti e l’occupazione», ha dichiarato Udo Bullmann, un deputato socialdemocratico tedesco che ha partecipato ai negoziati. L’intesa deve ora essere approvata da una maggioranza dei 27 paesi membri e dalla plenaria del Parlamento. «Dobbiamo capire se la legislazione è abbastanza flessibile – ha avvertito il premier inglese Davd Cameron -. Analizzeremo attentamente l’esito dei negoziati prima di decidere la posizione da assumere all’Ecofin».
Le regole sui bonus si applicheranno a tutte le banche europee, anche alle filiali fuori dall’Unione, e a tutte le banche non europee con uffici in Europa. Sconti sono previsti nel caso di bonus non in contanti e il cui pagamento è diluito nel tempo. In segno di trasparenza, il Parlamento ha ancora imposto che le banche pubblichino, paese per paese, tasse, profitti e sussidi. L’entrata in vigore del pacchetto è prevista nel 2014. La presidenza irlandese dell’Unione ha parlato di compromesso “equilibrato”.
Alex Beidas, uno specialista dello studio legale Linklaters, è convinto invece che l’accordo metterà le banche europee «in una posizione di svantaggio sul mercato globale». Parlando a Bloomberg, ha aggiunto: «C’è un vero pericolo di assistere al trasferimento di banchieri verso l’America e l’Asia». Più in generale il pacchetto prevede la trasposizione dei nuovi requisiti patrimoniali di Basilea III, la cui graduale entrata in vigore fissata per il 2013 è stata rinviata anche a causa dei lunghi negoziati europei.
«Oltre a Basilea III abbiamo adottato altri parametri speciali. In questo senso è un salto quantico nel rafforzare le banche», spiega un responsabile comunitario. Il capitale Core Tier One dovrà salire a un minimo del 7% dell’attivo (9,5% per le banche sistemiche) entro il 2019. Gli istituti di credito dovranno avere a disposizione attività facili da vendere per affrontare una crisi di 30 giorni. Il requisito dovrà essere addottato entro il 2018, un anno prima di quanto stabilito da Basilea III.
Commentava ieri Noonan: «Questa revisione delle regole bancarie farà sì che in futuro le banche avranno capitale sufficiente, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, per resistere agli shocks e proteggere i contribuenti europei». Sorprese al momento del voto all’Ecofin non si possono escludere, se è vero che alcuni paesi avrebbero espresso riserve sull’accordo. La Gran Bretagna dovrà decidere se bloccare l’intesa sui bonus, con tutti i rischi, anche politici in patria, che ciò comporterebbe.

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