Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Base ristretta, la sorte dei soci segue la società

Nelle società a responsabilità limitata a «base ristretta», caratterizzate da un numero esiguo di soci persone fisiche, l’accertamento degli utili in capo alla società fa da base all’emissione di avvisi di accertamento personali rivolti ai soci, aventi a oggetto la presunzione di distribuzione dei predetti: i giudizi dei soci, tuttavia, restano sospesi fino a che non sia divenuto definitivo l’accertamento societario, essendo lo stesso un indefettibile presupposto per ribaltare sulle persone fisiche la pretesa nata nei confronti della persona giuridica.È il chiarimento reso dalla Corte di cassazione nell’ordinanza n. 30964/2018, che ha una doppia portata. Da un lato, i giudici confermano l’ormai granitica presunzione di distribuzione degli utili societari in capo ai soci nelle srl a ristretta base partecipativa: presunzione che non necessita di alcun elemento ulteriore, rispetto alla sola presenza di un numero esiguo di soci, magari in grado di confidenza e/o parentela tra loro. In altri termini, il solo fatto che una srl abbia pochi soci (magari parenti) consente di trasferire parte della pretesa fiscale dalla società, pur essendo a responsabilità limitata, direttamente alle persone fisiche, che risponderanno con il proprio patrimonio personale alle obbligazioni da ciò derivanti. Dall’altro lato, l’ordinanza della Cassazione stabilisce i rapporti tra l’accertamento alla società e quello al socio, affermando che non sussiste alcuna ipotesi di litisconsorzio necessario (come avviene invece nelle società di persone) e che quindi le cause tributarie possono seguire percorsi autonomi. A ciò, tuttavia, deve aggiungersi la circostanza che l’accertamento societario è il presupposto indispensabile per quello al socio: se viene a cadere il primo, automaticamente decade il secondo. Sul piano processuale, dunque, è necessario che l’accertamento alla società diventi «definitivo», ovvero che siano conclusi tutti i gradi di giudizio esperibili per mettere in discussione l’atto. Nel durante, le sorti dell’accertamento al socio restano in attesa dell’esito del giudizio societario, per cui i relativi processi devono essere sospesi fino a definizione del procedimento principale, avente a oggetto la posizione della società. Ciò sempre che il socio, nella propria impugnazione, non eccepisca motivi «personali» e ulteriori. Per esempio, un vizio di sottoscrizione dell’accertamento al socio pregiudicherebbe la legittimità dello stesso, a prescindere da ciò che avvenga per la società.

Nicola Fuoco

(…) Il motivo è fondato in base alla giurisprudenza di questa Corte secondo cui in tema di contenzioso tributario, in caso di pendenza separata di procedimenti relativi all’accertamento del maggior reddito contestato a una società di capitali e di quello di partecipazione conseguentemente contestato al singolo socio, quest’ultimo giudizio deve essere sospeso, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1 del dlgs 31/12/1992, n. 546, e 295 cod. proc. civ., in attesa del passaggio in giudicato della sentenza emessa nei confronti della società. Ciò in quanto l’accertamento tributario nei confronti della società costituisce un indispensabile antecedente logico-giuridico di quello nei confronti dei soci, in virtù dell’unico atto amministrativo da cui entrambe le rettifiche promanano, e non ricorrendo, com’è per le società di persone, un’ipotesi di litisconsorzio necessario (Cass. n. 23323 del 31/10/2014). Sul punto, codesta Corte si è già espressa (Cass. 2016 n. 4485, n. 5581 del 19/3/2015) statuendo che: «In materia di imposte sui redditi, nell’ipotesi di società di capitali a ristretta base sociale è ammissibile la presunzione di distribuzione ai soci di utili extracontabili ove sussista, a carico della società medesima, un valido accertamento di utili non contabilizzati, che ricorre anche quando esso derivi dalla quantificazione dei profitti contenuta in altra sentenza, pronunziata nei confronti della società, non ancora passata in giudicato». Pertanto, «la circostanza che l’accertamento degli utili extracontabili di una società a ristretta base azionaria sia contenuto in un atto impositivo non definitivo o in una sentenza non passata in giudicato, incide non sulla operatività della presunzione di distribuzione di tali utili fra i soci, bensì sulla individuazione dell’oggetto di tale distribuzione; cosicché la causa relativa all’accertamento dei redditi non dichiarati della società viene a trovarsi in rapporto di pregiudizialità con le cause relative all’accertamento di maggiori redditi da partecipazione dei singoli soci o al recupero dell’omesso versamento delle ritenute alla fonte sui dividendi derivanti ai soci dalla distribuzione dei suddetti utili extracontabili». Tanto premesso, preso atto che con l’ord. n. 10480/2018 è stata cassata con rinvio per un nuovo esame la sentenza della Ctr della Campania, n. 7883/33/2016 dep. 12/7/2016, relativa alla società, la Ctr ha basato la propria decisione sull’errato presupposto che la sentenza nei confronti della società fosse passata in giudicato (cfr. Cass. n. 4485 del 7/3/2016 cit.). La sentenza va cassata nei termini di cui in motivazione, con rinvio alla Ctr della Campania per un nuovo esame.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa