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Base comune, obiettivo 2023

Multinazionali tassate con base imponibile europea. Entro il 2023 la Commissione presenterà un nuovo quadro di riferimento per la tassazione delle imprese nell’Ue denominato «Business in Europe: Framework for income taxation» (Befit) (si vedano anche ItaliaOggi del 19 e 20 maggio). Il codice unico per la tassazione delle imprese nell’Ue potrà, secondo la Commissione, distribuire in maniera equa i diritti d’imposizione fra gli stati membri, diminuire gli oneri amministrativi, minimizzare le possibilità di elusione fiscale e sostenere l’occupazione nell’Ue e gli investimenti nel mercato unico. Tuttavia, lo strumento non è niente di nuovo, ma è una versione aggiornata della proposta (che risale al 2011) relativa alla base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (Ccctb), che sarà ritirata. Ciò che cambia è il quadro esterno. La nuova proposta, infatti, terrà conto della nuova architettura Ocse del fisco internazionale. Invece di dover rispettare fino a 27 insiemi diversi di norme sull’imposta sulle società, una multinazionale sarà in grado di determinare la propria responsabilità fiscale in ogni stato membro dell’Ue secondo un unico insieme di norme. Secondo Bruxelles questo aprirà anche la strada per ulteriori semplificazioni amministrative, come la possibilità di un’unica dichiarazione fiscale Ue per un gruppo. Le regole unificate per l’imposta sulle società nell’Ue vogliono creare una base imponibile comune per calcolare il reddito delle società e stabilire una formula per ripartire degli utili tra gli stati membri. La formula di ripartizione dovrà considerare la destinazione delle vendite, per riflettere l’importanza del mercato in cui un gruppo multinazionale fa affari (e non più la residenza fiscale), così come il modo in cui le attività (compresi i beni immateriali) e il lavoro (personale e salari) vengono distribuiti tra i diversi paesi. La proposta si baserà sui risultati delle discussioni Ocse, che in particolar modo tengono conto dell’evoluzione dell’economia digitale, dove queste formule sono in discussione sotto il Primo Pilastro della riforma. La base imponibile comune aiuterà anche ad applicare l’aliquota minima dell’imposta sul reddito delle società del Secondo Pilastro Ocse che sarà concordata entro questa estate. La definizione di aliquote superiori rimarrà comunque una competenza nazionale. La base imponibile comune sarà anche legata all’introduzione di una nuova fonte di entrata per il bilancio dell’Ue per «una risorsa propria legata al settore delle imprese». Un’imposta sulle multinazionali che traggono un grande beneficio dal mercato unico europeo per finanziare il Recovery Fund. L’Ue vuole assicurare che la riforma Ocse abbia «un’implementazione coerente in tutti gli stati membri dell’Ue, compresi quelli che non sono membri dell’Ocse e non partecipano al quadro inclusivo» e proporrà due direttive separate per inserire i due pilastri nel diritto comunitario. La Commissione proporrà inoltre di introdurre il Secondo Pilastro Ocse (aliquota minima) nei criteri usati per inserire i paesi nella blacklist fiscale dell’Unione europea.

Aliquota effettiva pubblica. Sempre per quanto riguarda la tassazione delle imprese multinazionali, la Commissione presenterà una nuova proposta per la pubblicazione annuale dell’aliquota effettiva dell’imposta sulle società versata dalle grandi imprese che operano nell’Ue, utilizzando la metodologia concordata per i calcoli del secondo pilastro Ocse. L’aliquota effettiva dell’imposta sarà calcolata sull’ammontare dei profitti che generano e non sui profitti imponibili, «che possono essere ridotti attraverso vari modi, come ad esempio le detrazioni fiscali», afferma la Commissione. Questo strumento si aggiunge alla rendicontazione pubblica paese per paese (Cbcr) che obbligherà le multinazionali a pubblicare in maniera trasparente dove e quanto pagano le tasse nell’Ue. La misura è stata approvata dal consiglio europeo a febbraio scorso e permetterà di mettere luce sulle strategie fiscali implementate dalle multinazionali con un fatturato superiore a 750 milioni di euro nell’Unione europea. Al momento è in corso la negoziazione del testo con il parlamento europeo.

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