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Barroso: più controlli per salvare l’euro

di Beda Romano

La Commissione europea ha preannunciato ieri nuove misure per meglio controllare i bilanci e le politiche economiche nazionali. L'iniziativa giunge mentre si discute se dare alla Banca centrale europea il ruolo di prestatore di ultima istanza nella zona euro. La Germania si oppone. Ma che possa cambiare idea in cambio di modifiche ai Trattati che rafforzino il controllo reciproco tra gli Stati membri?

In un discorso a Strasburgo davanti al Parlamento europeo, il presidente dell'Esecutivo comunitario José Manuel Barroso ha spiegato che la settimana prossima la Commissione presenterà due nuovi regolamenti, oltre a un "libro verde" sugli eurobond. Il primo servirà a inglobare il sostegno intergovernativo nella legislazione europea, senza creare differenze tra i 17 della zona euro e i 27 dell'Unione. Il secondo regolamento prevede una maggiore sorveglianza degli Stati membri della zona euro. L'ultimo vertice europeo di fine ottobre ha stabilito che sia la Commissione che il Consiglio potranno esaminare i bilanci nazionali ex ante e suggerire modifiche ex post. Nel comunicato i Paesi membri hanno chiesto all'Esecutivo comunitario di fare proposte in base all'articolo 136 dei Trattati.

Da alcune settimane stiamo assistendo a una graduale riduzione delle sovranità nazionali. Il riacutizzarsi della crisi debitoria ha riportato in auge il controllo reciproco tra gli Stati membri e il monitoraggio della Commissione. Oltre che sottolineare la necessità di rimettere ordine nei conti, anche attraverso aumenti fiscali, nel suo discorso ieri Barroso ha insistito sulla necessità di rafforzare l'integrazione tra i 17.

«Senza una maggiore integrazione, una maggiore convergenza e una maggiore disciplina non riusciremo a salvaguardare la moneta unica», ha avvertito Barroso. «Stiamo affrontando una crisi veramente sistemica che richiede un ancor più forte impegno da parte di tutti noi e che potrebbe imporre nuove misure molto importanti», ha aggiunto il presidente della Commissione.

Negli ultimi giorni il contagio debitorio si è pericolosamente allargato fino a toccare il cuore dell'Unione: la Francia. Nei suoi ultimi interventi pubblici, Barroso ha messo l'accento sul ruolo della Bce nell'assicurare la stabilità finanziaria della zona euro, un modo indiretto per sostenere l'idea che l'istituto monetario diventi prestatore di ultima istanza, acquistando a man bassa debito pubblico pur di stabilizzare i mercati.

Per ora la banca si è rifiutata di farlo, limitandosi ad acquisti (per appena 190 miliardi di euro in un anno e mezzo) con l'unico obiettivo di assicurare la trasmissione della politica monetaria. Parlando al quotidiano Les Echos il ministro delle Finanze francese François Baroin ha detto che solo la Bce, con una dotazione finanziaria illimitata, può essere un efficace parafiamme. La Bundesbank si è opposta, per paura di monetizzare il debito.

Mettendo l'accento sulla stabilità finanziaria, la Commissione apre la porta a nuovi impegni della Bce. A sentire la voce da Berlino, la Germania resta contraria: «Per il modo in cui vediamo i Trattati la Bce non ha la possibilità di risolvere questi problemi», ha detto ieri il cancelliere Angela Merkel. L'impressione qui a Bruxelles è che l'atteggiamento tedesco potrebbe però cambiare a un certo punto.

La Germania vuole modificare i Trattati perché si rafforzi il controllo tra i Paesi e vengano previste sanzioni per gli Stati in deficit eccessivo. Il 9 dicembre se ne discuterà in un vertice europeo. Se Berlino riuscisse a strappare una nuovo assetto istituzionale – basato su un trasferimento dei poteri, anche tedeschi, dalla periferia al centro – potrebbe in fin dei conti accettare che la Bce cambi pelle. «Noi tedeschi – ha dichiarato ieri la signora Merkel – siamo pronti a rinunciare a parte della nostra sovranità».
 

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