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Barroso lancia la «nuova Europa»

Il giorno dopo il via libera dell’Eurogruppo al terzo pacchetto salva-Grecia, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha presentato a Bruxelles un piano «per una profonda e autentica unione economica e monetaria» che prevede l’istituzione di un bilancio per la zona euro e in una prospettiva più lontana la messa in comune del debito tra gli Stati membri.
La proposta di Barroso ricalca quasi interamente quella già presentata dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy (il quale è stato incaricato di elaborare un rapporto finale sulla riforma della zona euro in occasione del vertice europeo del 13 e 14 dicembre), con l’unica differenza che prova a fornire una tempistica delle riforme.
Nel breve termine, cioè entro 6-18 mesi, la priorità è applicare le riforme già approvate come six pack e two pack, sostenere i Paesi che hanno avviato aggiustamenti strutturali e realizzare l’unione bancaria non solo con la sorveglianza unica ma anche con un meccanismo di risoluzione che aiuti le banche in difficoltà. Dopo l’approvazione del bilancio Ue, Barroso propone l’istituzione di un bilancio per la competitività per sostenere le riforme che generano crescita. Nel medio termine (18 mesi-5 anni), Bruxelles vuole un’area euro più integrata e coordinata nelle aree della tassazione e lavoro, un quadro che consentirà di considerare strumenti di riduzione del debito come eurobond e fondo di redenzione. Ma queste ultime ipotesi richiedono la modifica dei Trattati. Infine, nel lungo termine, cioè tra 5 anni e oltre, secondo Barroso la Ue sarà pronta ad un budget unico per l’Eurozona che possa intervenire nelle emergenze finanziarie di uno dei Paesi.

Il piano di Bruxelles prova a dare un futuro alla Uem, che nel frattempo ha appena cercato di trovare una soluzione durevole anche alla crisi greca. «Chi ha scommesso sull’uscita della Grecia dall’euro, ha sbagliato di grosso», ha detto ieri il commissario agli affari economici Olli Rehn presentando le strategie per rafforzare l’unione monetaria e riferendosi alle banche d’investimento e gli analisti che in questi mesi hanno fatto previsioni in percentuale sulla cosiddetta “Grexit” (l’uscita della Grecia dall’euro), e accusato l’Eurozona di essere sempre in ritardo sugli eventi, in particolare per il salvataggio della Grecia.
«A essere in ritardo sono quelli che ancora prevedono la Grexit dall’euro», ha detto Olli Rehn, ricordando «la pietra miliare» posta nella notte tra lunedì e martedì scorso con le decisioni sulla riduzione del debito greco. Le parole di Rehn erano state appena pronunciate che la banca d’affari americana Citi lanciava in una nota una stoccata sui rischi nel buyback, affermando che «se il riacquisto del debito volontario non riesce a produrre i risparmi di debito desiderati, questo potrebbe compromettere la credibilità del piano di ristrutturazione greco».
Anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha messo le mani avanti su possibili nuovi aiuti di Atene. «La Grecia può aver bisogno di altri aiuti europei», ha scritto il ministro tedesco in una lettera ai parlamentari tedeschi. Il Bundestag domani dovrà votare i termini dell’accordo e per Schäuble è probabile che i governi dell’eurozona dovranno concedere ulteriori finanziamenti ad Atene attraverso i fondi strutturali Ue e l’ulteriore riduzione degli interessi sui prestiti. Tattica politica contro l’Spd? Probabile.
Intanto da Atene, dove ieri scioperavano gli addetti alla sanità pubblica, comincerà entro la settimana prossima il riacquisto dei propri buoni del Tesoro per gestire il buyback volontario nell’ambito dell’accordo con i creditori internazionali. Lo ha detto il ministro delle Finanze greco, Yannis Stournaras, nel corso di una conferenza stampa all’indomani del raggiunto accordo Ue-Fmi sul debito greco. Secondo fonti del ministero delle Finanze greco a condurre l’operazione di riacquisto saranno Deutsche Bank e Morgan Stanley. «Il successo dell’operazione – ha aggiunto il ministro – è un dovere patriottico e una questione di credibilità» per la Grecia».

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