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Barroso: crisi molto seria, serve una risposta

di Beda Romano

Mai come oggi il futuro dell'Unione appare nelle mani di Angela Merkel. Il momento è delicatissimo per una zona euro alle prese con un possibile tracollo della Grecia e un drammatico effetto-domino. Gli ultimi sondaggi in Germania mostrano un calo della popolarità del cancelliere, che alla vigilia dell'incontro di oggi tra i capi di governo dell'Eurogruppo rappresenta un nuovo fattore di incertezza.

In una dichiarazione ieri a Bruxelles, il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha avuto parole estremamente preoccupate: «Nessuno deve farsi illusioni – ha spiegato l'ex premier portoghese -: la situazione è molto seria. È necessaria una risposta, altrimenti le conseguenze negative si faranno sentire ai quattro angoli dell'Europa e anche oltre».

Il vertice d'emergenza di oggi – preceduto da un inatteso incontro tra la signora Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy ieri sera a Berlino, a cui ha partecipato anche il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet – deve servire a trovare una soluzione alla deriva greca. Il Paese mediterraneo in crisi debitoria gode dal 2010 di un pacchetto di prestiti su tre anni del valore di 110 miliardi di euro, ma il salvagente non è sufficiente, e nuovi aiuti sono necessari fino al 2014.

Il problema è mettere a punto un paracadute che sia accettabile a tutti i Paesi della zona euro. La Germania, appoggiata dalla Finlandia e dall'Olanda, chiede che il settore privato partecipi al salvagente. L'opinione pubblica tedesca non vuole essere il Zahlmeister dell'Europa, l'ufficiale pagatore dell'Unione, e chiede a gran voce la partecipazione delle banche, ritenute responsabili dello sconquasso finanziario.

La posizione tedesca è ambigua. Da un lato non vuole pagare per gli errori altrui; dall'altro gli esponenti più lucidi dell'establishment si rendono conto che un fallimento greco creerebbe danni ingenti a tutta l'Europa e in particolare alla Germania, il paese che più ha beneficiato della moneta unica in questi ultimi anni. La signora Merkel è alla ricerca di un arduo equilibrio tra queste due visioni.

Ecco perché il cancelliere oscilla tra posizioni apparentemente contraddittorie. Due giorni fa ha raffreddato le attese, spiegando che un "progresso spettacolare" nel vertice di oggi è improbabile. Ieri il suo portavoce ha detto che il cancelliere si aspetta un "buon risultato". In serata il presidente Nicolas Sarkozy si è recato a Berlino per trovare un accordo franco-tedesco che possa essere poi accettato dagli altri paesi.

L'atteggiamento di Berlino non piace a molti in Europa. Ieri Barroso, con insolita fermezza, ha chiesto ai leader europei di spiegare «ciò che possono fare e ciò che vogliono fare. Non ciò che non possono fare e ciò che non vogliono fare». Le tensioni nazionali sono evidenti. Il premier greco George Papandreu ha parlato di vertice «cruciale» per il futuro della zona euro.

C'è crescente nervosismo in Germania sul futuro della stabilità economica tedesca. «L'unione monetaria è stata un obiettivo utile, ed è ancora un esperimento, ma abbiamo ora raggiunto un punto critico», ha spiegato l'ex capo economista della Bundesbank ed esponente della Banca centrale europea Otmar Issing durante un talk-show televisivo. «Il mio timore è che l'euro perda l'accettazione del pubblico».

Anche la crisi finanziaria e il modo in cui il governo federale la sta gestendo sta pesando sulla popolarità del cancelliere, ai minimi degli ultimi cinque anni. Molti ieri si chiedevano se gli ultimi sondaggi, così negativi, indurranno la signora Merkel a un colpo d'ala nel vertice di oggi a Bruxelles, scegliendo una risposta che sia al tempo stesso convincente e durevole, o se le suggeriranno l'ennesimo compromesso di breve durata.

 

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