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Barroso: avanti con l’unione bancaria

La Commissione ha approfittato di un dibattito sullo Stato dell’Unione per rilanciare il progetto di unione bancaria. Il presidente José Manuel Barroso ha sottolineato che «il rischio maggiore» sulla strada della ripresa economica è politico. Il riferimento è sembrato ai difficili negoziati sull’unione bancaria, ma anche all’instabilità in Italia e in altri Paesi, così come al pericolo di un’affermazione dei partiti più estremisti alle prossime elezioni europee.
La realizzazione dell’unione bancaria – ha detto Barroso, parlando ieri dinanzi al Parlamento europeo in seduta plenaria – è «fondamentale per la ripresa del credito alle imprese e alle famiglie» e «per concretizzare l’obiettivo prioritario dell’occupazione e della crescita». L’uomo politico portoghese ha poi aggiunto: «Il nostro sguardo deve volgere al meccanismo unico di liquidazione bancaria, per fare in modo che i contribuenti non siano i primi a pagare per le crisi creditizie».
Proprio oggi i deputati daranno in plenaria il loro atteso benestare a uno dei pilastri dell’unione bancaria: il trasferimento della vigilanza creditizia dagli Stati membri alla Banca centrale europea. Il Parlamento è riuscito a trovare un accordo con l’istituto monetario sul fatto che quest’ultimo informerà i deputati del modo in cui avviene la sorveglianza creditizia. Secondo un comunicato del gruppo liberale a Strasburgo, la Bce ha accettato di trasmettere al Parlamento «un generale e significativo processo verbale dei procedimenti». Il voto è un passaggio cruciale, ma per completare l’unione bancaria molto rimane da fare. Parlamento e Consiglio hanno trovato un accordo sulle regole comuni relative alla patrimonializzazione degli istituti di credito, ma stanno ancora lavorando su norme comuni da applicare in una liquidazione bancaria.
Come ha notato Barroso, un altro aspetto controverso è il meccanismo unico di liquidazione bancaria. Il progetto presentato dalla Commissione, che prevede un consiglio composto dalle autorità nazionali, non piace a molti. È oggetto oltre che di negoziati tra i Governi anche di un atteso parere legale sulla sua legittimità. «In questo momento di ripresa economica fragile – ha avvertito Barroso – il rischio maggiore che vedo è politico, è la mancanza di stabilità, di perseveranza, di coerenza», da parte dei responsabili europei.
Il presidente della Commissione è sembrato riferirsi alle divisioni nazionali che rallentano il varo dell’unione bancaria, ma anche ai rischi di instabilità politica in Italia e in altri Paesi, così come alla possibile vittoria dei partiti più estremisti alle prossime elezioni europee del maggio 2014. Ormai a Bruxelles si lascia intendere che la stabilità politica sia oggi più importante della mera attuazione al millimetro delle raccomandazioni europee, purché la direzione di politica economica venga rispettata.
Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione Barroso ha difeso l’operato della Commissione, interrotto dai deboli applausi dei deputati. Come spesso accade, il premier portoghese ha oscillato tra il desiderio di cavalcare l’integrazione europea e la tentazione di venire incontro alle pressioni nazionali per un rimpatrio delle competenze. In questo senso, ha auspicato, un’Europa che sia «grande sulle cose grandi, piccola sulle cose piccole».

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