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Barnier prende tempo su Basilea 3

L’ipotesi di spostare la data del gennaio 2013 per l’entrata in vigore dei nuovi coefficienti di patrimolizzazione delle banche, meglio conosciuti come Basilea 3, arriva sul tavolo del commissario europeo al mercato Interno e Servizi, Michel Barnier. Dopo il tam tam montato all’indomani dell’ammissione degli Usa di non essere pronti al varo della riforma, da Bruxelles si fa sapere di volere «lavorare per un approccio coordinato con gli Stati Uniti». A dirlo è il portavoce del commissario, il quale ha aggiunto che il problema del calendario «deve essere esaminato alla fine dei negoziati tra Consiglio Ue ed Europarlamento, cosa che accadrà speriamo nelle prossime settimane».
Per ora, Barnier prende tempo. In ogni caso, le regole di Basilea, che prevedono livelli più elevati di capitale per assorbire le perdite potenziali e regole più stringenti sulla liquidità, «sono nell’interesse dell’Europa perché mettono le banche in una posizione più equibrata e più competitiva in relazione ai tempi» di entrata in vigore completa di Basilea 3. Ciò che preoccupa il responsabile europeo per il mercato interno sembra essere il fatto che gli Usa non hanno indicato alcuna data per l’avvio dell’attuazione delle nuove norme bancarie internazionali che, in via di principio, dovrebbero essere applicate in tutto il mondo appunto per evitare sfasature concorrenziali. Un timore espresso anche dalla Federazione bancaria europea (Fbe) che interpreta ciò che pensano le istituzioni di credito nei vari Paesi, Italia compresa. «Siamo molto allarmati per la possibile ripercussione che la recente dichiarazione delle autorità Usa può avere per la competitività internazionale delle banche europee» che si traduce, secondo la Fbe, nella possibilità per le banche americane di godere di requisiti di capitale inferiori almeno del 20% rispetto a quelli europei. Di qui la richiesta di un rinvio al primo gennaio 2014.
La decisione americana di rinviare l’attuazione delle regole di Basilea 3, che hanno lo scopo di evitare collassi finanziari come quello che ha travolto Lehman Brothers, continua a fare discutere. Ieri l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani ha parlato della necessità di non creare disequilibri sul mercato: benché Intesa Sanpaolo sia «una delle pochissime banche al mondo già in regola sia sotto il profilo della liquidità sia del capitale» è necessario che i critieri siano uguali per tutti. «Se una parte del mondo cerca di giocare con regole diverse, si spezza la concorrenza. Se gli Usa si smarcano per un anno, le banche europee si trovano in una situazione di svantaggio», ha aggiunto il Ceo.
Della necessità di un allineamento con le decisioni degli Usa per non rischiare arbitraggi pericolosi è convinto Vincenzo Chiorazzo capo economista dell’Abi, intervenuto a Milano al convegno dell’Aiaf, l’associazione degli analisti finanziari: «C’è un problema di allineamento delle regole del gioco: le aziende italiane si sono messe in regola ma serve la certezza del funzionamento del mercato». Dalle regole di Basilea a quelle della vigilanza unica europea: per il vicedirettore generale di Banca d’Italia Fabio Panetta, la discussione è a buon punto ma «l’importante è che non vengano annacquati gli standard delle best practice per i criteri di vigilanza».

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