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Barilla: tempo scaduto per Confindustria

MILANO — «Confindustria? È parte dell’inefficienza del sistema» ed «è l’esatta faccia di un vuoto» politico e culturale. Guido Barilla, presidente dell’omonimo gruppo, con la schiettezza che gli è propria (e che a quanto pare è una virtù di famiglia) riflette a 360 gradi sull’azienda, il suo ruolo ma anche sulla situazione politica e culturale che sta attraversando il nostro Paese. Incalzato dalle domande di Giovanni Minoli (che 20 anni fa intervistò anche il padre Pietro), ieri alla Bocconi, in occasione del convegno organizzato per il centenario della nascita di Pietro Barilla («Pietro, cent’anni avanti»), il presidente (primo dei tre figli, tutti coinvolti nel gruppo) non è tenero nei confronti dell’associazione degli industriali. «Non è Squinzi — aggiunge l’imprenditore —, ma l’istituzione di per sé. Non è certo con il modello di Confindustria di oggi che ci possiamo affacciare al mondo. Dobbiamo disfarci dei modelli lobbistici».
E a proposito dell’ultimo intervento del presidente degli industriali: «Il tempo è scaduto anche per Confindustria» sottolinea Guido, «fa ridere perché il tempo è scaduto cinque anni fa». Comunque Barilla non intende uscire da Viale dell’Astronomia, «perché non si tradisce il partito e Confindustria è il partito degli industriali». Ma Fiat lo ha fatto. Il Lingotto «ha sfruttato» l’associazione «per 30 anni e penso che saltare fuori dalla finestra non sia stata una bella mossa». Secondo l’imprenditore parmigiano «bisogna essere umili, rimanere dentro all’associazione» ma fare anche «una riflessione profonda per capire se il nostro modello associativo è capace di gestire le situazioni presenti e future con la stessa capacità in cui ha gestito quelle passate». E poi non bisogna fare «tutto per il consenso, ma dire le cose come stanno» anche «le crude verità».
Quanto alla politica, Barilla sostiene che «è utile perché un mondo senza politica è senza testa». Però bisogna «ricreare fiducia. La politica deve tornare a basarsi su modelli ideologici». Contrario al finanziamento pubblico ai partiti, il presidente è convinto che questi si debbano sostenere «con i contributi personali».
Tornando all’azienda Guido Barilla ricorda la brutta esperienza tedesca e il bagno di sangue con la Kamps, frutto di «considerazioni sbagliate» e anche se «mio fratello Luca era l’unico di noi a non essere d’accordo» poi si è allineato. E sul rapporto con i fratelli racconta quello che diceva il padre: «il bene massimo per voi tre è di stare uniti». Oggi come allora la multinazionale della pasta non pensa alla quotazione a Piazza Affari. «Non è un pensiero che abbiamo giornalmente sul tavolo, l’azienda è forte e sa vivere delle sue gambe e della sua identità». Come suo padre, anche lui era contrario alla Borsa. «Mio padre era un uomo di buon senso» replica Barilla, convinto che il «denaro si faccia lavorando e non facendolo gestire da altri».
Il convegno è stata anche l’occasione per presentare il progetto «Barilla per i giovani» («alla mia età, 54 anni, non si è più giovani»): dieci borse di studio di 40 mila euro ciascuna perché studenti (tra i 18 e i 28 anni) possano approfondire il proprio percorso formativo anche all’estero. Anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha voluto ricordare Pietro Barilla, scomparso 20 anni fa e in un messaggio ha sottolineato l’importanza dell’istituzione delle borse di studio «volte a promuovere il percorso formativo e le competenze dei giovani vincitori: in tal modo viene data concreta attuazione alla fiducia che Pietro Barilla nutriva nei giovani e nel loro contributo al progresso economico e civile dell’Italia».

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