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«Barclays punta ancora sull’Italia»

«Siamo in Italia e ci vogliamo restare». Barclays ha da poco deciso di fare un’inversione a «u» nella strategia commerciale relativa al nostro paese: ha dimezzato le filiali, portandole in breve dalle iniziali 250 alle attuali 120, e si è rifocalizzate sulla clientela più facoltosa, il cosiddetto segmento affluent, mettendo in secondo piano il business dei mutui, con cui il brand britannico si è fatto conoscere al grande pubblico italiano a partire dagli anni ’90.
Ora però la fase di riposizionamento sembra essere arrivata a un buon punto. «Abbiamo cambiato rotta. Il business retail di Barclays in Italia si concentrerà sulla clientela affluent – spiega Alessandra Perrazzelli, country manager di Barclays che lo scorso settembre ha preso il posto di Hugh Malin -. Il percorso che abbiamo intrapreso in Italia è simile a quello che la casa madre ha avviato anche in altri stati europei come Spagna, Portogallo e Francia e ci permetterà di avere un ruolo rilevante per i nostri clienti». La scelta di concentrarsi maggiormente sulla clientela più ricca, in un contesto di mercato retail sempre più saturo, si associa alla decisione di puntare anche sulla “gamba” dell’investment banking. Nel settore delle operazioni finanziarie il gruppo ha mostrato un marcato attivismo nel corso degli ultimi mesi, partecipando, tra l’altro, alle principali operazioni di fusione e acquisizione che hanno interessato aziende italiane. E il 2014, assicurano i vertici della banca, sarà ancora più vivace. «Siamo convinti che il prossimo anno l’Italia segnerà un’importante crescita sia sul fronte delle emissioni corporate, sia sul versante dell’m&a che sul fronte delle Ipo», aggiunge Pier Luigi Colizzi, capo dell’investment banking di Barclays Italia. Il progressivo ridimensionamento del rischio Paese, unito alla massiccia dose di liquidità sul mercato, sono gli «elementi che possono favorire un aumento dei flussi di capitale verso il nostro paese», aggiunge il manager. Ad essere protagoniste del mercato m&a potrebbero essere soprattutto le «società dei settori telecom e del lusso, oltre alle financial institutions». Aziende che potrebbero essere oggetto di attenzione dall’estero, soprattutto da parte di acquirenti anglosassoni, fondi istituzionali come società corporate, che potrebbero sfruttare la liquidità a basso costo elargita dalle banche centrali.
Del resto «abbiamo molte società di piccola e media dimensione che sono leader nel loro settore di appartenenza e possono partecipare ad operazioni di m&a: ecco perchè ci attendiamo un aumento delle attività cross border», dice Colizzi. Realistico un rafforzamento delle attività anche sul fronte delle Ipo, settore che quest’anno ha registrato segnali di ripresa, come confermato dalla recente quotazione a Piazza Affari di Moncler.
Ancor più significativo dovrebbe invece essere il trend di crescita delle emissioni obbligazionarie. Nel secondo semestre del 2013 il nostro paese ha visto in azione 18 emittenti, 12 dei quali si affacciavano per la prima volta sul mercato. Non solo: i volumi sugli high yield nel 2013 sono stati pari alla sommatoria dei tre anni precedenti. «C’è molto interesse verso questo mercato, che è stato molto attivo nel 2013 dato anche il basso livello di tassi», conclude Colizzi. In queste condizioni, è prevedibile un aumento dei collocamenti obbligazionari da parte delle imprese del lusso e del comparto industriale.

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