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Barclays, il ceo Staley sotto inchiesta

Il conto varia da un minimo di 1,3 milioni di sterline fino all’addio agli augusti vicoli della City. Jes Staley, americano, ceo di Barclays, una vita trascorsa a Jp Morgan, l’uomo chiamato a consolidare la fragile etica di una gloria del banking britannico, se sarà fortunato dovrà rinunciare alla quota di bonus maturato nel 2016, ma incassabile nel 2017. Appunto 1,3 milioni di sterline residue. Se la vicenda si dovesse avvitare in una spirale per ora imprevedibile potrebbe essere, invece, invitato ad andarsene, da Barclays e dalla City (anzi da Canary Wharf l’estensione del miglio quadrato londinese dove hanno sede le maggiori banche britanniche e non). Scenario estremo – crediamo – ma utile per capire quanto sia importante nel sistema di regolamentazione del business britannico la figura del «whistleblower», ovvero l’anonima sentinella che denuncia comportamenti illeciti, o semplicemente irregolari, all’interno delle imprese. Figura che il sistema britannico tutela perché spesso proprio i whistleblower, hanno permesso con un “fischio” fatto in buon anticipo di interrompere la deriva presa da manager incapaci o disonesti.
Jes Staley non ha esattamente la stessa visione e quando arrivarono lettere anonime al board e a un top executive, denunciando, apparentemente, aspetti personali della vita di un manager con trascorsi da Jp Morgan ordinò un’inchiesta interna per individuare la “talpa”. Quando gli fu fatto presente che non era lecito, il ceo, rinculò, attendendo le risultanze dell’inchiesta sui presunti comportamenti impropri del collega.
L’uomo accusato di essere il whistleblower e identificato dal Financial Times in Tim Main, in forza al team di vertice dell’investment banking a New York, non è risultato responsabile di alcunché ed è stato allora – nel luglio scorso – che Staley ha chiesto di ridare la caccia alla “talpa”. Il team Gis di Barclays – Group information security – non ha scoperto l’identità della sentinella, ma il board è intervenuto bloccando Staley una volta di più. Il ceo s’è scusato ritenendo che fosse consentito individuare l’anonimo una volta chiarita l’innocenza del manager indicato nella denuncia. Non è così. Non lo prevedono le norme interne di Barclays, ma soprattutto quelle dei regolatori britannici che hanno avviato un’indagine loro. Quella interna affidata a uno studio legale s’è conclusa con un verdetto salomonico. «Il signor Staley – ha detto la banca – credeva onestamente che fosse divenuto possibile identificare l’autore della lettera. Non è così. Staley ha quindi sbagliato, si è scusato con il consiglio che ha accettato la sua spiegazione ovvero il tentativo di tutelare un dipendente attaccato in modo da lui considerato ingiusto». Parole che non eviteranno al board di dare una sforbiciata significativa alla retribuzione del ceo. In attesa dell’inchiesta dei regolatori, decisi a scandagliare sia il caso specifico sia la governance adottata dall’istituto per proteggere chi dà la sveglia a un’impresa cieca e sorda dinnanzi a comportamenti illeciti.

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