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Bar, ristoranti, hotel e palestre: il peso degli aiuti a fondo perduto

Le elaborazioni del Mef fotografano gli importi e la platea dei destinatari del nuovo contributo, che replica e moltiplica – ma solo per alcuni settori – le somme già erogate a partire da giugno dalle Entrate in base al decreto Rilancio (Dl 34/2020). A seconda delle categorie interessate, si va dal 100% del vecchio contributo (come per i taxisti, che nella prima fascia di ricavi riceveranno in media 1.026 euro) fino al 400% riservato alle discoteche e ai night club (con un aiuto medio di 11.592 euro, sempre nella fascia più bassa di ricavi).

Questi importi arriveranno direttamente sul conto corrente a chi ha già beneficiato della prima tornata di aiuti: si tratta di 319.672 imprese rientranti nei codici attività Ateco citati dal Dl Ristori 137/20 (allegato 1) sul totale degli oltre 2 milioni di beneficiari della prima tranche di contributi previsti con il decreto Rilancio. Altre aziende, invece, dovranno fare domanda secondo le tempistiche che indicherà l’agenzia delle Entrate. Si tratta innanzitutto di chi ha ricavi oltre i 5 milioni di euro annui, escluso dall’aiuto precedente: poco meno di 1.600 imprese, secondo le elaborazioni del Mef, tra cui soprattutto alberghi, fiere, centri congressi e qualche ristorante. Oppure di chi ha aperto l’attività tra il 1° maggio e il 24 ottobre scorso o, comunque, non ha presentato la prima istanza: un bacino prudenzialmente stimato dal ministero intorno ai 140mila soggetti.

Il peso degli aiuti

Osservando i destinatari del nuovo contributo in base ai ricavi 2019 emerge una concentrazione nelle fasce più basse monitorate dal Mef. Ad esempio, l’89% delle gelaterie e pasticcerie, circa 10mila imprese, registra ricavi inferiori a 400mila euro annui. Più nel dettaglio, il volume d’affari mensile di queste realtà si aggira in media sui 9.220 euro e, in pratica, l’aiuto previsto dal Dl Ristori arriverebbe a coprire il 38% delle entrate di una mensilità (3.482 euro). Allo stesso modo, bar e ristoranti (rispettivamente il 94% e l’80% nella fascia più basse) con il nuovo aiuto copriranno tra il 40 e il 50% dei ricavi mensili.

Nell’elenco dei settori interessati, però, ci sono situazioni su cui il Dpcm del 24 ottobre impatta in modo differente. C’è chi ha dovuto chiudere completamente le attività rivolte al pubblico, come cinema, teatri o palestre. E chi deve rispettare nuovi orari di chiusura, come bar e ristoranti alle 18, ma mantiene un parziale flusso di ricavi. Flusso, oltretutto, variabile in base al tipo di attività (alcuni bar sono comunque chiusi di sera, certi ristoranti aprono solo a cena).

Tra i cinema, che hanno interrotto completamente le proiezioni (e quindi gli incassi al botteghino), il Mef conta 746 imprese attive, di cui solo 19 fatturano oltre i 5 milioni, mentre il 69% di essi non supera i 400mila euro l’anno. Per questi ultimi, il contributo previsto è del 200% rispetto a quello già incassato con il Dl Rilancio: vale a dire, 5.497 euro a fondo perduto a fronte di un volume d’affari mensile medio di 7.045 euro (il 78% degli incassi). Per discoteche e night club, invece, il contributo sale al 400% e, così, alle 664 imprese del settore che fatturano meno di 400mila euro andranno 11.592 euro ciascuna: quasi il doppio dei 5.800 euro di fatturato medio mensile.

Imprese in cerca di correttivi

Fin dall’annuncio del Dl Ristori sono partite le denunce dei settori scoperti. Ma anche delle situazioni limite, come le attività miste, che traggono poco meno di metà dei ricavi da attività chiuse e non hanno diritto ad aiuti. O delle attività situate in centri commerciali.

Si tratta di attività che scalpitano per rientrare nel meccanismo e che dovrebbero farlo grazie al possibile allargamento della platea, previsto dalla norma. Ma se con uno o più Dm possono essere certo individuati ulteriori codici Ateco «direttamente pregiudicati dalle misure restrittive», il plafond disponibile per ora è solo di 50 milioni di euro (contro i quasi 2,5 miliardi già messi sul piatto). E ci sono ancora tantissime partite Iva – dall’horeca agli agenti di commercio – che ritengono di aver diritto ai bonus.

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