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Bankitalia vince il braccio di ferro in Europa

Sarà un esame severo, annuncia Mario Draghi, ma le banche italiane, come dice il ministro Fabrizio Saccomanni, non hanno sorprese da temere. Perché le metodologie e i parametri della verifica e dei test che saranno svolti dalla Bce, sono sostanzialmente quelli, più severi, già utilizzati dalla Vigilanza della Banca d’Italia. Saranno semmai gli istituti di altri paesi, dalla Francia alla Germania, a dover rivedere molte delle cifre di bilancio.
Il confronto infatti – ed è questo il primo risultato ottenuto dagli uomini di Palazzo Koch nella trattativa che si è svolta nei mesi scorsi a Francoforte per definire criteri e paletti – sarà uniforme per tutte le banche di Eurolandia e potrà finalmente chiarire quello che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, chiama il paradosso delle banche italiane che hanno i conti a posto ma vengono viste con sospetto a causa delle fragilità dell’economia del paese.
Ma ci sono altri risultati importanti del pressing dell’Istituto di via Nazionale a Francoforte, al di là dei requisiti di capitale che confermano Basilea3. Il primo riguarda la definizione di sofferenze. Era un punto importante, quasi un punto d’onore per le banche italiane, che hanno sì i portafogli colmi di prestiti non rimborsati, ma non con le differenze che appaiono nei confronti internazionali svolti finora. La Bce ha infatti accolto la definizione data due giorni fa dall’autorità di vigilanza europea, Eba, sui non performing loans. U na definizione che comprende tutte le classificazioni di crediti deteriorati richieste da Bankitalia e non contempla la possibilità, prevista in altri paesi, di scontare le garanzie reali allegate ai prestiti. Inoltre è previsto che laddove non fossero disponibili informazioni necessarie si farà una stima dei dati rilevanti. Certo tutto ciò non alleggerisce il fardello degli istituti italiani, aggravando semmai quelli degli altri, ma impone loro meno sforzi nell’individuare gli accantonamenti visto che è già un anno che hanno cominciato a rafforzare le difese patrimoniali.
Eurotower ha poi accolto un’altra delle richieste di Bankitalia. Quella di comprendere nella valutazione degli attivi, con parametri simili, anche i prodotti strutturati, derivati e simili che sono presenti in misura maggiore nei portafogli delle banche di investimento soprattutto straniere e non in quelle commerciali, sul cui modello si muovono le italiane. La scarsa attenzione a questo tipo di attività era stato uno dei principali motivi di protesta partiti da Roma sugli esiti degli stress test del passato. Altro punto importante, infine, è la previsione di appositi filtri nella valutazione di mercato dei crediti sovrani in portafoglio, fermo restando la possibilità di toglierli negli stress test che seguiranno la valutazione degli attivi di bilancio.
Le banche italiane, quindi, come dice Visco, non saranno più penalizzate ma dovranno proseguire, alcune più di altre, e senza più scuse, nell’azione di rafforzamento.

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