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Bankitalia vigila sui rincari dei conti correnti

La Banca d’Italia sta «osservando con attenzione il comportamento di alcune banche nel ribaltare sulla clientela dei depositanti e dei correntisti i costi sostenuti per effetto delle crisi bancarie». Lo hanno fatto sapere ieri fonti di Via Nazionale dopo l’aumento dei costi dei conti correnti, in alcuni casi fino a 25 euro, deciso da alcune banche, per recuperare appunto parte dei contributi dovuti al Fondo che ha rilevato le quattro banche finite in risoluzione l’anno scorso.
Al Fondo, attivato per la risoluzione di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche, vennero girati dal sistema circa 1,8 miliardi. Un’operazione gestita nel nuovo contesto regolatorio che prevede il “bail in” e che non ha comportato costi per la finanza pubblica. Ma che ora rischia di ripercuotersi sui depositanti di diversi istituti. Per questa ragione la Banca d’Italia – proseguono le fonti – «opera e continuerà a operare al fine di assicurare che le norme sui rapporti banche-clienti approvate dal Parlamento non siano eluse ma pienamente applicate. Queste norme sono più tutelanti in Italia che in molti altri Paesi nei confronti dei clienti delle banche e prevedono che una banca possa, sì, cambiare le condizioni contrattuali di deposito o conto corrente, ma solo se vi è un giustificato motivo e seguendo una procedura trasparente e informando adeguatamente il cliente per consentirgli di fare le proprie valutazioni (ed eventualmente recedere)».
Al di là dell’invito alle banche ad agire in piena trasparenza comunicando ai clienti le ragione dell’eventuale aumento dei costi di tenuta del conto corrente e le tempistiche degli aggiornamenti introdotti, l’appello indiretto è agli stessi risparmiatori: non solo vigilare sui costi ma rispondere ad eventuali rincari giudicati eccessivi facendo scelte di mercato e cambiando intermediario o, ancora, segnalando singoli casi all’Arbitro bancario e finanziario.
I costi sostenuti dalle banche con le operazioni di risoluzione hanno avuto un evidente riflesso nei bilanci. Appena qualche giorno fa l’Istat, nei conti nazionali 2015, ha segnalato che il valore aggiunto ai prezzi base delle società finanziarie ha segnato un aumento contenuto (+0,2%). Pur in presenza di una flessione dello 0,7% dei redditi da lavoro dipendente erogati, il risultato lordo di gestione ha subito una flessione del 3,8%: ciò è da imputarsi – ha fatto notare l’Istituto di statistica – proprio all’incremento delle imposte indirette pagate dalle banche a titolo di contributo obbligatorio al Fondo Nazionale di Risoluzione, nell’ambito delle operazioni connesse alla risoluzione della crisi di quattro banche. L’andamento negativo dei redditi da capitale netti, in particolare degli interessi (-11,7%) e dei dividendi, ha ulteriormente eroso il reddito primario del settore, che si è ridotto del 13,7% rispetto all’anno precedente.

Davide Colombo

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