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Bankitalia: via libera alla riforma Bcc

Entro un anno al massimo la riforma delle banche di credito cooperativo dovrà toccare la sua tappa finale. E la Banca d’Italia «non farà il tifo», in quest’ultimo miglio, tra chi sostiene l’ipotesi di costituire un unico gruppo aggregatore o chi invece punta su più gruppi. «A noi interessa che nascano gruppi molto robusti, chi ha detto che due gruppi – ma anche uno – non possano esserlo?» ha affermato ieri il Capo della Vigilanza di via Nazionale, Carmelo Barbagallo, in occasione della pubblicazione delle norme di attuazione del decreto n. 18 del febbraio scorso. Importante è che si agisca in tempi rapidi, che si chiuda ben prima del 2 maggio 2018, data ultima per la presentazione delle domande di costituzione dei gruppi previsti dalla legge. Gruppi bancari cooperativi Spa, vale ricordarlo, che dovranno debuttare con un patrimonio netto di almeno un miliardo e che saranno controllati per oltre il 50% dalle Bcc ad essi aderenti tramite i contratti di coesione, mentre potranno raccogliere sul mercato risorse fino al 49% del capitale, salvo deroghe concesse dal ministero dell’Economia (sentita Bankitalia) per ragioni di stabilità del gruppo.
Uno degli auspici espressi nel cosro della presentazione delle norme attuative è che attorno alla costituzione di queste nuove Spa bancarie si raccolgano «capitali pazienti», con una capacità di impegno di lungo periodo.
Nell’ipotesi più probabile di costituzione di due gruppi bancari nazionali, oltre a quello provinciale delle Raiffeisen del Sud Tirolo, potrebbero nascere entità finanziarie di dimensioni tali da collocarsi tra il terzo e il settimo-ottavo gruppo bancario italiano, direttamente vigilati dalla Bce. Quest’ultima farebbe scattare, con ogni probabilità, un’asset quality review sulle nuove realtà che andrebbero sotto il suo controllo in qualità di gruppo “significant”, ovvero con attivi superiori ai 30 miliardi.
Secondo le nuove regole la capogruppo avrà poteri di “direzione e coordinamento” sulle banche affiliate, compreso il potere di nominare e revocare la maggioranza dei componenti degli organi di amministrazione e controllo. Poteri – ha chiarito la Vigilanza di Bankitalia – che saranno «proporzonati alla rischiosità» della banche aderenti ed esercitati con un sistema di early warning sulle situazioni di perdita di capitale che dovessero manifestarsi. Prevista poi una garanzia in solido delle obbligazioni della capogruppo e delle banche aderenti e la predisposizione di un bilancio consolidato secondo i principi Ifrs.
Sul fronte dei criteri di governance, la Banca d’Italia ha eliminato il tetto del 50% per gli esponenti delle Bcc che entreranno negli organi della capogruppo. La quota massima la stabilirà lo statuto tenendo conto di una serie di requisiti tra i quali la professionalità e la competenza e la diversificazione del board. Via Nazionale ha accolto anche una serie di richieste del sistema sui “doveri della capogruppo”. Quest’ultima nel contratto di coesione dovrà indicare, ad esempio, i criteri di equilibrata distribuzione dei vantaggi di gruppo. Le Bcc aderenti alla capogruppo potranno poi costituire, nell’ambito del contratto di coesione, “sub-holding” che potranno svolgere attività bancaria e altri compiti, come il controllo interno, ma non con poteri di «coordinamento e direzione» che sono esclusivi della capogruppo. La normativa secondaria prevede anche che sia il contratto di coesione a indicare i criteri di valutazione della rischiosità di ogni singola Bcc che dovranno comunque comprendere la patrimonializzazione, la liquidità e il funding dell’istituto.
La Banca d’Italia ha «un’aspettativa molto elevata» su come sarà adottata la riforma e si augura che da parte dei banchieri cooperativi ci sia un’assunzione di consapevolezza sull’importanza della posta in gioco. Secondo i numeri presentati ieri le Bcc sono oggi 355 su un totale di 486 istituti attivi nel nostro Paese (circa il 73%) mentre a riforma attuata il numero complessivo delle banche scenderebbe a 120 o poco più.
Ieri intanto la Bcc Roma, la più grande banca di credito cooperativo italiana, ha presentato i risultati dei nove mesi: un utile netto di 17,1 milioni, con un margine di interesse di 131,7 milioni (+4,2%) e un margine di intermediazione pari a 205,6 milioni (+14,2%). Il margine operativo lordo ammonta a 71,8 milioni (+2,3%). Dall’inizio dell’anno il perimetro di Bcc Roma s’è allargato dopo l’acquisto della Bcc Padovana a dicembre. Da luglio è stata incorporata la Bcc di Capranica. La banca ha reso nota la guidance per quest’anno: l’utile è atteso a 20 milioni, in crescita dell’8,7% rispetto al 2015.

Davide Colombo

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