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Bankitalia toglie i «vincoli» a Bpm

Attesa da mesi, la rimozione dei filtri patrimoniali di Banca Popolare di Milano da parte di Banca d’Italia è arrivata: ieri via Nazionale ha infatti deciso di togliere integralmente gli add-on che per tre anni esatti hanno zavorrato i ratio patrimoniali di Piazza Meda. Una notizia che ha fatto scattare gli acquisti a Piazza Affari, dove il titolo ha chiuso con un rialzo del 6,18% a 0,68 euro, in netta controtendenza rispetto a un indice in calo dello 0,8%.
L’euforia si spiega con il fatto che Bpm, per effetto dei nuovi calcoli, si ritrova di colpo tra le banche più patrimonializzate d’Italia, grazie a un Common Equity tier 1 ratio che balza dal 7,3% di marzo all’11% circa (da sola la rimozione vale 180 punti base, cui si aggiungono i 55 punti base derivanti dalla cessione di Anima e i 130 punti dell’aumento di capitale). Un livello che, dice Giuseppe Castagna, a.d. di Bpm, ora permette di affrontare con «più fiducia il futuro». All’orizzonte ci sono ovviamente i test della Bce, un banco di prova a cui Bpm arriva con «munizioni importanti» in tasca, sottolinea il manager al Sole 24 Ore. Anche a fronte di eventuali shortfall di capitale, è il ragionamento, Bpm sarà comunque pronta. Senza add-on, cambia anche la percezione del rischio della banca sul mercato, «tanto che è da mettere in conto un abbassamento del costo della raccolta». Ma avere spalle più larghe oggi significa anche poter giocare un ruolo da protagonista nel risiko bancario di domani. Il gruppo potrà infatti «partecipare da pari a pari a un processo di aggregazione» che dovesse prendere forma l’anno prossimo, a valle degli esami della Bce. Un processo di aggregazione, aggiunge il manager, che «non siamo noi a spingere» ma «siamo consci che se l’anno prossimo ci fossero opportunità sistemiche, è meglio affrontarle con un 11% di Cet1».
La mossa di Via Nazionale apre insomma nuovi scenari in casa Bpm. Rimossi in anticipo rispetto alle previsioni che fissavano in luglio la dead-line più probabile (la richiesta di Piazza Meda risale a un mese fa), gli add-on vennero introdotti da Bankitalia nel giugno 2011 a seguito di alcune irregolarità emerse nel corso delle due ispezioni tenute tra il 2010 e il 2011 e riferite alla gestione targata Ponzellini-Dalu. Da allora, e fino a ieri (tecnicamente l’imposizione decade a partire dal 30 giugno, in tempo per inserire il beneficio sulla prossima semestrale), Palazzo Koch impose fattori di ponderazione più prudenziali nel calcolo dei requisiti patrimoniali. Di fatto l’applicazione dei provvedimenti (che comportava la non eleggibilità delle garanzie ipotecarie su immobili, la maggiorazione di un terzo dell’aliquota di ponderazione negli impieghi verso il settore immobiliare e la maggiorazione del 100% del requisito per i rischi operativi) comportava un balzo delle attività di rischio ponderate per 8,1 miliardi. Tradotto in soldoni, Bpm fino ad oggi si ritrovava con un extra-assorbimento di patrimonio pari a 650 milioni. Ben più dell’aumento di capitale da 500 milioni appena varato. Proprio il buon esito della ripatrimonializzazione dello scorso aprile, unito al ritorno all’utile nel 2013 (26,9 milioni il risultato netto) e al lavoro avviato dal management in questi mesi, ha convinto gli uomini della Vigilanza a ritirare i filtri aggiuntivi. Un risultato rotondo (sul mercato circolavano voci anche di un ritiro parziale), che non era neppure scontato, considerato l’inatteso stop alla riforma della governance maturato con l’assemblea dello scorso 12 aprile, la cui approvazione è ora rimandata al 2015.
Da evidenziare, infine, che ieri Bpm e Fondazione CaRi Alessandria hanno rinnovato il patto parasociale stipulato nel 2011, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2015.

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