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Bankitalia taglia all’1,1% la crescita 2016

Il rallentamento dei paesi emergenti e il prolungarsi dell’incertezza che caratterizza il quadro globale hanno ridotto la crescita dell’economia italiana quasi a una sola voce:?la domanda interna. È questa la componente principale che ha garantito l’aumento del Pil dello 0,3% nel primo trimestre e lo stesso dovrebbe avvenire nel secondo trimestre con un analogo 0,3%, secondo le proiezioni diffuse ieri dalla Banca d’Italia nell’ambito dell’esercizio coordinato con l’Eurosistema (le proiezioni sull’eurozona della Bce sono del 2 giugno).
Il nuovo quadro previsivo corregge al ribasso le stime di crescita del Pil di gennaio:?se sei mesi fa la previsione era per un +1,5 per il 2016 e un +1,4% per il 2017 ora si scende a un +1,1% come media per l’anno in corso e a un +1,2% per il 2017 e il 2018. L’aggiornamento ricalca quello effettuato dalla Commissione europea (per limitarci a una delle organizzazioni internazionali di riferimento) che negli Autumn forecast di novembre indicava a sua volta un +1,5 e un +1,4% mentre nelle più recenti Spring forecast è scesa a +1,1 e +1,3%. Come hanno rilevato qualche settimana fa sia l’Istat sia l’Ufficio parlamentare di Bilancio, per centrare un obiettivo di crescita dell’1,2% per il 2016 prevista nel Def la dinamica dell’economia reale dovrebbe essere più ampia negli ultimi due trimestri dell’anno.
Tornando alle nuove proiezioni di Bankitalia, diffuse dopo la decisione del Consiglio direttivo della Bce di rendere note le stime macro sui singoli paesi dell’area (le prossime arriveranno in dicembre) gli analisti indicano come a sostenere la crescita continuano a essere le condizioni monetarie ampiamente espansive, l’orientamento della politica fiscale e il permanere del prezzo del petrolio su bassi livelli (43,4 dollari al barile Brent quest’anno e 49 nel 2017 contro i 39 dollari e i 46 incorporati nelle esogene di gennaio). A sostenere la domanda interna sono l’accelerazione dei consumi, «favorita dal progressivo miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro», e la ripresa degli investimenti, «che beneficerebbe di condizioni finanziarie favorevoli e, per l’anno in corso, degli incentivi alla spesa in beni strumentali introdotti nell’ultima legge di Stabilità».
La correzione al ribasso tocca anche il mercato del lavoro:?il tasso di disoccupazione, rispetto all’11,9% del 2015, scenderà quest’anno meno velocemente (all’11,4% e non più all’11,1% di gennaio) e lo stesso avverrà nel 2017 (la nuova proiezione è all’11,1% contro la stima del 10,7% di gennaio). Ma il consolidamento proseguirebbe anche grazie agli interventi a sostegno della domanda di lavoro. Il risultato è nella stima di un’occupazione totale in aumento di circa il 2% nell’arco del triennio di previsione (di quasi il 2,5% nel settore privato).
Guardando alla dinamica dei prezzi, le novità in arrivo da Bankitalia sono anche peggiori se le si legge dal punto di vista della programmazione di bilancio: se si partiva bassi a gennaio (+0,3% l’indice Ipca di quest’anno, +1,2% nel 2017) ora si scende a zero per il 2016 e al +0,9% nel 2017 e +1,5% nel 2018. Insomma l’inflazione dell’Italia, al lordo della componente energetica, resterebbe lontana dal target Bce (vicino al 2%) per l’intero triennio, un intervallo nel corso del quale la domanda estera ponderata prevista come ipotesi dell’Eurosistema passa dal 2,7% del 2016 (era al 3,9% in gennaio) al 4% del 2017 (4,4% a gennaio) al 4,3% del 2018, con un dollaro/euro stabile tra l’1,13 e l’1,14 e tassi sempre ai minimi (l’Euribor a tre mesi nella previsione è -0,3% per l’intero triennio).
Il sentiero delle crescita del Pil italiano prosegue, dunque, lungo margini resi incerti dal quadro internazionale e che potrebbero ulteriormente restringersi in caso di aumento della volatilità dei mercati finanziari. Resta il supporto interno, di cui si diceva, che potrebbe ulteriormente rafforzarsi con le nuove misure di politica fiscale delineate nel Def 2016. Ma per valutare quegli effetti, concludono gli analisti di Bankitalia, bisogna aspettare i dettagli di ogni singolo provvedimento.

Davide Colombo

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