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Bankitalia, stretta sui dividendi delle più piccole

Palazzo Koch sta inviando una lettera alle 480 banche italiane “meno significative” in cui definisce le regole per la distribuzione degli utili del 2014: nel farlo, le banche dovranno rispettare anche in prospettiva i ratio patrimoniali di Basilea 3.

Le prime lettere sono arrivate ieri. Le altre giungeranno in questi giorni. Alla fine, saranno circa 480 le banche italiane “meno significative” (perchè dotate di attivi inferiori ai 30 miliardi) che dovranno allinearsi alle nuove indicazioni che Banca d’Italia sta emanando su input Bce. Tema: le politiche relative alla distribuzione dei dividendi. Che, come raccomandato da Francoforte a gennaio alle principali 130 banche europee, dovrà essere più prudente rispetto al passato.
Nel dettaglio, Palazzo Koch sta chiedendo all’universo bancario italiano sotto il suo controllo diretto di usare un criterio conservativo nel pagamento degli utili 2014.
Le banche che vorranno dare dividendi ai soci, in sostanza, dovranno infatti non soltanto rispettare i ratio patrimoniali in vigore oggi ma anche ragionare in maniera prospettica, e guardare alla progressiva attuazione dei criteri imposti da Basilea 3 a regime, in termini fully loaded, e quindi avere avere un Cet1 ratio minimo del 4,5%, un Total capital ratio dell’8% e un Total Capital inclusivo del conservation buffer del 10,5% al 2019.
Chi, a fine 2014, era virtuoso ed era già sopra i requisiti, potrà distribuire dividendi ma solo a patto che questa scelta non vada a intaccare la capacità di garantire livelli patrimoniali adeguati in caso di stress finanziario.
Diversamente, le banche significative che a fine 2014 non avevano soddisfatto le richieste “fully loaded” potranno distribuire utili ai soci ma solo a due condizioni. La prima è che questa mossa non incida nel percorso di progressivo avvicinamento alle richieste di Basilea 3. La seconda è che i dividendi siano compatibili con i livelli imposti dal processo interno di determinazione dell’adeguatezza patrimoniale (il cosiddetto Icaap).
Via Nazionale stringe così la vite su tutte le banche, dalle popolari alle Bcc (che pure devono già accantonare buona parte degli utili a patrimonio). Ma, nelle sue richieste, Bankit dovrebbe comunque tenere in considerazione le diverse specificità delle singole banche. L’attenzione sarà dunque maggiore sulle dodici banche più grandi, tra quelle appartenenti al gruppo delle less significant che dovranno avvertire in anticipo Bankit qualora dovessero disattendere le nuove indicazioni. Nel dettaglio, tra gli altri, si tratta di istituti come Creval, Banca Etruria, Credem, Unipol Banca, Banca Sella, Cr Asti, Pop. Bari, Banco di Desio e Brianza, Cr Bolzano. Chi ha chiuso in rosso, sarà invitato ovviamente a non distribuire utili.
L’invito dell’Authority, in buona sostanza, è affinchè le banche più fragili ci pensino due volte prima di dimostrarsi generose con i soci. Soprattutto in una fase come quella attuale, in cui il patrimonio è oramai la prima urgenza dei regolatori.

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