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Bankitalia: stangata sugli automobilisti le tasse sono cresciute del 15 per cento

ROMA – Da status symbol a oggetto di lusso. Muoversi in auto sta diventando proibitivo. Pesa il costo della benzina, costantemente superiore ai 3 centesimi rispetto a quello medio Ue e poi ci sono le tasse. Quelle statali, come le accise (l´ultima varata per il terremoto in Emilia) e quelle locali, esplose con l´entrata in vigore del decreto sul federalismo fiscale, che ha dato mano libera alle Provincie per aumentare l´aliquota sulla Rc auto (e non solo). Tant´è che nel 2011 i tributi di competenza locale sono schizzati all´insù. Nelle casse delle amministrazioni locali, è scritto nella Relazione annuale della Banca d´Italia, sono entrati quasi 9 miliardi di euro. Le tasse automobilistiche sono cresciute del 14,9 per cento e si sono attestate a quota 6,4 miliardi. E la sola imposta sulla Rc Auto, che fa capo alle Province, ha dato un gettito di 2,3 miliardi, con un aumento sull´anno precedente del 17,5 per cento. Con le casse a secco, l´impossibilità di spendere e i trasferimenti statali ridotti all´osso, molti enti locali hanno dato il via libera agli aumenti. Prima del decreto fiscale il prelievo era del 12,5 per cento. Ora si può incrementare l´aliquota fino a 3,5 punti percentuali. E il trend, secondo la Uil, è in aumento. Nel 2011 erano 36 le Province che avevano rivisto l´imposta, ad aprile di quest´anno sono salite a 69. Da un´aliquota del 12,5% nel 2010, s´è passati a una media 15,1% nel 2012, anche se in alcune è città è già schizzata al 16. Ogni automobilista pagherà in media 113 euro, contro i 102 dello scorso anno.
Ma sulle quattro ruote le tasse non finiscono qui. Per chi ha un´auto di lusso è arrivato il superbollo, mentre sempre le Province possono aumentare del 30% l´aliquota sull´imposta di iscrizione al Registro automobilistico quando di acquista o si vende un´auto, nuova o usata che sia. È l´effetto dello sblocco delle tasse locali, bollo automobilistico compreso, che tocca non solo le quattro ruote, ma una serie di tributi locali. Tant´è, calcola Bankitalia, che le entrate tributarie complessive delle amministrazioni locali sono aumentate del 4,9% e si sono attestate a quota 100,7 miliardi di euro. Soldi che però non sono riusciti a compensare i minori trasferimenti statali. Sono calati infatti gli investimenti scesi del 12,3% e «ridotti di circa un quarto tra il 2004 e il 2010».
C´è poi il capitolo assicurazione. Le tariffe, secondo Federconsumatori e Adusbef quest´anno sono salite in media del 6%, nonostante il calo dei sinistri. Tant´è che il comparto ancora tiene nonostante il settore assicurativo abbia iniziato l´anno con una nuova debacle (- 15,2% nei primi tre mesi). È la crisi, che morde, tant´è che le imprese rimandano le scadenze. Unimpresa ha lanciato ieri l´allarme rosso sui pagamenti fiscali. Quattro aziende su cinque, secondo l´associazione delle piccole e medie aziende, è in ritardo sui pagamenti fiscali, contributivi e previdenziali (la scadenza era il 16 maggio). Secondo l´analisi dell´associazione, l´81,3% degli associati non ha rispettato il termine per l´aggravarsi della crisi, «che ha di fatto prosciugato le casse degli imprenditori». Sofferenze fiscali in cui sono dentro tutti, dall´alimentare ai servizi, con l´edilizia in pole position.

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