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Bankitalia scrive alla Bce: troppo rigore sul capitale

La lettera è datata 25 agosto, come riporta l’agenzia Bloomberg, che ha potuto leggere la corrispondenza riservata, firmata dal vicedirettore generale di Banca d’Italia, Fabio Panetta e indirizzata al consiglio di supervisione della Bce. L’argomentazione del dirigente di via Nazionale è netta: la Bce rischia di essere criticata per decisioni «ingiustificate» e «arbitrarie» riguardo a più elevati requisiti di capitale per chi eroga prestiti nell’euroarea previsti nell’esame annuale Srep (il Supervisory Review and evaluation process), cosa che potrebbe danneggiare un’attività produttiva fragile. 
Non solo ; i requisiti di capitale fresco definiti dalla Bce per le 120 maggiori banche di Eurolandia sono stati calcolati secondo criteri che si sovrappongono a quelli dell’ultimo Comprenhensive Assessment e per questo non giustificano l’incremento proposto , è la considerazione sottoposta al capo della Vigilanza unica, Danièle Nouy.Scrive infatti l’esponente del Direttorio di via Nazionale, che rappresenta la Banca d’Italia all’interno del Supervisory board di Francoforte: «Un significativo aumento delle richieste di capitale nell’attuale congiuntura potrebbe mettere a repentaglio la ripresa economica». Inoltre, viene fatto osservare«la politica monetaria nell’Eurozona si sta sforzando di combattere questo rischio e di far ripartire i prestiti. Un ingiustificato, arbitrario irrigidimento degli obiettivi di capitale sarebbe in contraddizione con questi sforzi».
Tanto dalla Bce che da Bankitalia ieri non è arrivata alcuna valutazione sui contenuti della lettera. A Via nazionale in particolare si afferma che qualunque commento al riguardo costituirebbe una violazione grave di obblighi di riservatezza. Il punto che Panetta ha sempre sottolineato, si ricorda in ogni caso a Palazzo Koch, è l’esigenza di coniugare la stabilità del sistema creditizio europeo con un’ adeguata disponibilità di prestiti per finanziare la ripresa dell’economia reale.
Come si ricorderà, qualche giorno fa da parte delle banche italiane è stata espressa serenità sugli esiti preliminari dell’esame Bce che, secondo indiscrezioni raccolte in ambito bancario e pubblicate da il Sole 24 Ore ( si veda il giornale del 9 settembre), sarebbe stato superato dalla stragrande maggioranza degli istituti di credito del nostro paese. Le prime risultanze intermedie, che analizzano il modello di business, la governance, l’esposizione ai rischi di liquidità e l’adeguatezza del capitale, sono stati già trasmessi alle banche e quindi comunicati in Consob. Dopo una fase di interlocuzione fra banche e Bce l’esito finale sarà comunicato a novembre. La lettera , come si diceva, è partita sul finire del mese di agosto e da quel momento si sono svolti numerosi contatti e confronti fra le autorità di vigilanza.E’ in ogni caso significativo che nel testo si sottolinei che «il sistema di valutazione del rischio usato nello Srep si basa in larga parte su fonti di rischio analizzate anche nel Comprehensive assessment». Perciò, scrive ancora il dirigente di Bankitalia, «queste agomentazioni, se usate per giustificare un incremento addizionale di capitale di fronte al vasto pubblico, sarebbero controproducenti».Sulla base dei ratios proposti le banche più significative dell’Eurozona si troverebbero di fronte un incremento del requisiti per il common equity tier 1 di 60 punti base( vale a dire 10,31% contro 9,74%) in rapporto ai livelli del 2014. «Gli osservatori sarebbero indotti a pensare che l’Ssm indulge a decisioni arbitrarie, con una considerazione insufficiente della trasparenza e dell’attendibilità, e che la nostra metodologia di stress test sia difettosa, dal momento che prende in considerazione solo alcuni dei rischi rilevanti». «In effetti- è la conclusione della lettera- sarebbe molto difficile comunicare che la nostra decisione sui capital ratios delle banche può cambiare ogni volta che utilizziamo uno strumento analitico differente». Va detto, del resto, che nei giorni scorsi era emerso sulla stampa internazionale come le autorità francesi abbiano già ottenuto dalla Bce la “limatura” degli obiettivi di capitale dello 0,25% fissato singolarmente per ogni banca, in cambio dell’impegno a puntare a raggiungere ugualmente l’obiettivo.

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